Archive | January, 2013

Stronzi Vs Bravi Ragazzi

27 Jan

Tratto da un discorso realmente ascoltato.
“Non è possibile che tutte le donne sono stronze!”
“Le donne dici? Veramente gli uomini sono tutti stronzi”
Ed io che sono puro e innocente ascolto e per un attimo penso Occazzo, sono tornato agli anni del liceo! No, non voglio! NON VOGLIO!
Per fortuna mi tocco la mia barba hipster incolta e mi tranquillizzo: ho ventotto anni e anche i tizi con me (più o meno)… anche se parlano come degli adolescenti neppure troppo svegli.

Sul serio, devo capire com’è possibile che tra uomini e donne della mia età (e di età più avanzata, ma decisamente single! rigorosamente single!) ancora si ragioni in questi termini.
Li senti il sabato sera che si lamentano che non sono abbastanza stronzi e che dovrebbero esserlo di più, poi pensano a questo o a quello e dicono: “E’ uno stronzo!” Ma poi continuano a parlarne, con le pupille leggermente dilatate, mordicchiandosi il labbro superiore… roba che se hai visto almeno un paio di puntate di Lie to me sai che sono segnali di eccitazione.

Che ci vogliamo fare: la donna vuole lo stronzo e l’uomo vuole la stronza.
Così eccoli entrambi alla ricerca di qualche corso organizzato dalla Regione per ottenere il Vaucher e fare il training che li trasformerà nello/a stronzo/a che tanto il sesso opposto desidera.

Per quel che riguarda me, ricordo i tempi delle medie, quando mi guardai attorno e mi resi conto che esistevano i ragazzi intellettuali e quelli sportivi. Così soppesai bene la situazione, valutai i pro e i contro, chiesi in giro, stilai un grafico a torta per eventuali ripercussioni sul futuro e alla fine decisi di diventare intellettuale.
Mai fatta una cazzata più grande nella mia vita!

Che poi, diciamolo con i versi degli Zen Circus: “Essere stronzi è un dono di pochi, farlo apposta è roba da idioti”.  Malgrado questo, riuscirlo ad essere è un imperativo categorico, come scrisse Kant sulla sua lapide: “Il cielo stellato sopra di me, tutta la cazzimma dentro di me”.

Ed io che sono puro e innocente penso: già è difficile essere sé stessi, perchè ci dobbiamo incasinare ad essere qualcosa di diverso?
Ed è lì che l’uomo o la donna in cerca di stronzagine (ma in evidente overdose da idiozia) risponde: “Perchè conviene!”
Certo: conviene tanto passare la vita impegnandosi a fare ciò che normalmente non si farebbe, a violentarsi ad essere altro.

“Perché gli stronzi vivono meglio!” Questa risposta non mi viene data dall’aspirante di cui sopra, ma da un essere informe, privo di colonna vertebrale, triste, moggio, insulso, con le spalle curve, la camicia sempre pezzata sotto le ascelle e appartiene alla terribile armata delle B.R..
Brigate Rosse? Magari…
Banda di Ricchioni? Macché…
Bravi Ragazzi.

Il Bravo Ragazzo è quel tizio patetico che ogni sera si massacra il pisello di pippe pensando alla tipa di cui innamorato, per poi incontrarla il giorno dopo e dirle: “Sai, è bella la nostra amicizia”.
Il Bravo Ragazzo è quell’essere ignobile che va a prendere la tipa di cui è innamorato e la porta a casa del tizio che se la bomberà e poi scrive su Facebook: le donne non sanno riconoscere il vero amore.
Il Bravo Ragazzo è quell’ameba schifosa che guarda le donne con aria di finta superiorità e dice: “Perché voi vi fate manipolare, non sapete quello che volete, per questo vi abbracciate a stronzi che il giorno dopo vi lasceranno”. E quasi sono credibili quando lo dicono, quando elargiscono i loro consigli morali degni dell’oratorio e della prima edizione di Amici di Maria De Filippi (quando ancora non si ballava); ma in realtà sono le persone più false possibili: loro non credono ad una sola parola di quello che dicono, cercano di convincere le pulzelle in questione a bombare loro e non gli stronzi.
Vomitano fiumi di parole (di jailissiana memoria) solo per mascherare il fatto che vorrebbero essere stronzi e non ci riescono.
Il punto è che non sono neppure bravi ragazzi, visto che sono così laidi e ipocriti, appartengono ad una classe ben peggiore: gli stronzi che non chiavano.

Immagine sfigatissima, perlopiù postata da un Bravo Ragazzo.

Immagine sfigatissima, perlopiù postata da un Bravo Ragazzo.

Così volendo tirare le somme: uomini e donne, stronzi e normali… siamo tutti un po’ sotto la botta di queste relazioni umane, amori e disamori, chiavatine da sabato sera, che non sappiamo gestire.  Ho una soluzione a tutto questo?
Se fosse il mio blog serio e di lavoro sì, ma questo è il mio blog demmerda, quindi sti cazzi, quello che credo è ciò che chiamiamo stronzo è la semplice capacità di una persona di attrarci senza però darci la piena sicurezza che ci sarà sempre. Il che, nella fase iniziale di un rapporto, a meno che tu non sia ad un livello di disperazione che da un pezzo ha superato la lucina rossa è una cosa più che normale.
Penso anche che non è vero che gli uomini stronzi sono più delle donne (o viceversa); l’umanità è abbastanza stronza in generale, solo che i due sessi sono stronzi in modo diverso… quindi a volte non si prendono.

Ma detto tra noi: Cristo santo, ancora a parlare di stronzi, Bravi Ragazzi e cazzate di questo genere! Beverly Hills è finito da un pezzo, Dawson’s Creek pure, uguale per O.C.: smettetela di vedere il mondo come un telefilm per adolescenti e fate quello che cazzo vi pare ma per voi stessi, non per fare colpo su una sbarbina o un bellimbusto.
Se poi le donne vogliono proprio impegnarsi ad essere qualcosa che non sono per fare colpo su qualcuno, almeno si premurino che questo qualcuno ne valga proprio la pena: come me , per esempio (a buon intenditrice poche parole).

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Corona non perdona!

24 Jan

Corona non perdona!

Storia di un pesce in mano

23 Jan

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Sei solo a casa. 
Solo con te stesso. 
Solo di quella solitudine che volendo puoi compensare anche… da solo. 
Così ecco che ti slacci la cinta, ti cali le braghe e vai sull’amico youporn, il portale degli uomini che sanno amarsi. 
Cerchi il video giusto per l’occasione, quando vedi qualcosa che non volevi vedere, qualcosa di più terribile di Two Girls One Cup, qualcosa che ti fa alzare mutande e pantaloni e pensare che è passato il tempo dell’amore ed è arrivato il tempo del trash.
Hai appena trovato un pornazzo con Paolini!

Paolini: quello che rompe le balle ai telegiornalisti.
Paolini: quello alto, occhialuto e scemo. 
Paolini: quello che ha lo stesso sex appeal del tostapane quando non funziona.

Adori il trash e sei abbastanza intelligente da sapere che c’è una bella differenza tra porno e trash. 
Il porno è carnale. Il trash è divino. 
Il porno è umano. Il trash è trascendentale.
Il porno è Aristotelico. Il trash è Platonico. 

Il porno ti fa fare le pippe. Il trash è come prendere quella piccola parte del tuo cervello che ama le cose brutte per poi fargli fare all’ammore.

Così pensi ad una serie di cose, ci rifletti bene, le prendi in considerazione, le analizzi, svisceri il loro significato più profondo e poi fai l’unica cosa che si può fare in questi casi: scrivi un post sul blog. 
Il post fa più o meno così…

 

Quelli della mia generazione sono dei guardoni, il vouyerismo ce l’hanno nel sangue. Almeno da quando Pietro Tarricone si nascose dietro una tenda con Cristina Del Basso per bombarsela in beffa alle telecamere del primo Grande Fratello.
Era il 2000 e in fondo non eravamo ancora usciti dagli anni ’90, gli anni più belli per chiunque sia nato negli anni ottanta (ma solo perché ci ha trascorso l’infanzia tra BimBumBam, Beverly Hills e Baywatch), anni che videro la pornografia amatoriale diventare emblema di un’intera epoca, quando Pamela Anderson e Tommy Lee conquistarono la rete col loro filmino fatto in casa.

Era l’epoca del 56K, del modem che sfrigolava come una padella di patatine fritte, l’epoca in cui cliccavi su un immagine e poi potevi andare mettere il caffé sul fuoco prima di visualizzarla completamente. Malgrado questo, riuscire a vedere quel porno era un imperativo categorico, una scelta morale, un dictat che non solo ogni adolescente ma ogni maschio doveva assecondare.

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Cercate di capirmi, non era una questione di pippe. Prendete me: non mi piaceva neppure Pamela Anderson, preferivo Erika Eleniak, o Yasmine Bleeth, insomma per me la Anderson era solo un ibrido di silicone e Hugh Heffner; ciononostante era questione importante, perchè la Anderson era patrimonio culturale pop di quegli anni e chiavava e si poteva vedere.
Era come entrare nella sua stanza da letto, nella sua vita privata: era l’atto arrogante di volersi impadronire della sua intimità.
Per quale motivo?
Curiosità, morbosità o anche semplicemente per detronizzare quel mito holywoodiano, solo per rendersi conto che bene o male trombava come trombano tutti; niente di più e niente di meno.

Certo, è difficile spiegarlo adesso; adesso che bene o male tutti fanno dei pornazzi… pure Paolini!

Dopo la Anderson fu il turno di Paris Hilton – che a mio parere ha dei dialoghi decisamente migliori.
La questione con lei era diversa: la Hilton non era un’attrice, la Hilton non era una star, la Hilton era semplicemente una zoccola.

Ok, forse sto semplificando troppo. Ma di fondo non c’è nulla di scandaloso in una ricca e viziata ereditiera che mette in rete un porno. O, quantomeno, passatemi il fatto che è banale, che qualsiasi narratore o sceneggiatore scrivesse una storia del genere gli potremmo dire senza esitazioni: “Bè, non mi pare molto originale”.
(Però, sul serio, i dialoghi sono meglio!)

Da quel momento in poi l’intera fauna della Los Angeles di cellulosa ha scoperto questa pratica, sdoganandola al punto tale da non fare più scandalo.
Ne cito solo alcuni: Collin Farrell,  Kristin Davis, Rihanna e pure Dustin Diamond che, per chi non lo ricordasse, sempre negli anni ’90 interpretava Schreech in Bayside School – rendetevene conto, anche lui ha fatto un porno e, tanto per dirla tutta, gestisce ben due pulzelle, strafattissimo e riferendosi al suo frivulo augello chiamandolo Mostro e Anaconda (insomma, degli appellativi piuttosto innovativi).

Anche in Italia, seppur con ritardo, ci dedichiamo a questa pratica con Belen, Sara Tommasi e… Paolini!
Belen ci ha dato molto da discutere, specialmente sul gattino presente sul letto e che ogni tanto sbuca – come a voler dire che anche un filmato amatoriale può essere puccioso!
Alla Tommasi, invece, dobbiamo essere grati per le le sue espressioni lussuriose da alieno strafatto di metanfetamine, e i suoi gemiti che sembrano emessi dal pc quando scrivi e lui legge.

Insomma, il sesso è sdoganato al punto tale che la trasgressione è farlo senza dirlo a nessuno.
La trasgressione è farlo e tenere spenta la web cam.
La trasgressione è farlo, anzi non farlo e restare sul letto a farsi le coccole… finché almeno lei non ti lascia per il cassiere del SuperO’, o lui non ti lascia per il viados all’ingresso della tangenziale.

 

… lo rileggi, lo correggi, ma non sai se sei completamente soddisfatto, hai l’impressione che certe idee non le hai chiarite, ma si è fatta una certa, il tuo è fondamentalmente un blog demmerda e quindi chi se ne frega.
Però una cosa non riesci ad accettare: Paolini ha fatto un porno e tu no!

Pubblichi il post e poi vai affanculo a vederti una vecchia puntata di Friends.

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Robe di Kafka

22 Jan

Robe di Kafka

L’amore e’ quando finalmente ti fai togliere una costola

20 Jan

Mi ricordo della mia ex, Alablablablamina.
Lo so, sembra il suono che emette un uomo quando sta per avere un ictus. Infatti il padre ebbe un ictus proprio mentre la registrava all’anagrafe.

L’impiegato non ci fece caso. Era troppo intento ad aggiornare il suo status su facebook: “Guarda che nomi del cazzo danno adesso ai bambini”.

La chiamavo Blabla, per farla breve. Quando la chiamavo in pubblico la gente pensava mi stessi riferendo ad un cane e si sorprendeva sempre quando vedeva lei.
Così a volte dicevo: “Blabla, portami l’osso!”
E lei me lo portava.

Era desiner di interni, non avete idea di quanto questo mi facesse sentire nervoso. Era difficile andare a cena da lei, cercare di fare colpo e, contemporaneamente, non stonare con le tende.

Parlavamo di arte, eravamo entrambi amanti degli acquerelli di Hitler.

Ma odiavamo Pollock, apprezzavamo solo l’ultimo periodo, quando starnutiva nei fazzoletti, lasciava che il muco colasse in maniera asimmetrica e poi li esponeva al Moma.

Mi piacevano le sue piccole stranezze.
Dato che era vegana non sudava, quando aveva caldo semplicemente germogliava.

Parlava ai suoi slip prima di metterli in lavatrice.
Loro di solito rispondevano.
Succede se li tieni addosso per un mese intero.

Era pudica oltre ogni misura. Quando voleva fare l’amore mi diceva: “Fottimi come il lupo con cappuccetto rosso”.
Penso avesse avuto qualche problema infantile.

Passammo bei momenti insieme.
Sopratutto inseme ad altri.

L’ho lasciata quando mi sono reso conto che era la ragazza con cui non avrei voluto trascorrere il resto della settimana.

E’ sempre complicato lasciare qualcuno, la porti avanti per le lunghe, sperando che le cose si risolvano da sole.
Che ne so, magari muore!

Certe volte la ricordo con tenerezza, altre con un po’ di rabbia. Era la classica ragazza che vuole cambiare la persona con cui sta.
“Non ti sto dicendo che devi cambiare, dico solo che se fossi completamente diverso saresti una persona migliore!”

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Non diventiamo amici: potremmo rovinare la nostra storia di sesso

20 Jan

 

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Certe volte mi chiedo:

– Ma perchè andare al Dams se poi il sussidio di disoccupazione neanche te lo danno?
– Perché leggere Fabio Volo quando si può leggere Tolstoj o guardare video su youtube di cani che si leccano i testicoli?
– Perchè la mattina non ci svegliamo alle cinque per poi bussare alle porte dei Testimoni di Geova per convertirli?


Altre volte, invece, vorrei capire perchè noi uomini siamo così attratti dalle stronze.
Oh, per carità non è che voi donne siate da meno!
“Mmm, non so… è un ragazzo carino, ma…”
Oddio, quando una donna dice una cosa del genere è terribile! E’ peggio di una sentenza di cassazione, peggio di una “L” scarlatta tatuata nel bel mezzo della fronte, un marchio indelebile, un monito che deve ricordarti un’unica cosa: per lei sei assolutamente inchiavabile!

Oppure: “Oh, sei un bravo ragazzo!”
Non vuol dire niente di buono, traducendolo in femminise vuol dire: “Sei un coglione!”

Se invece dice: “Sei proprio un bravo ragazzo!”
Bè, allora siete fottuti, perchè la traduzione è: “Sei un povero coglione!”

Ma la cosa peggiore è quando dicono: “Mi spiace, ti vedo solo come un amico…”
Allora il cielo si squarcia, i mari sono in tempesta, i vulcani eruttano e i Testimoni di Geova esultano urlando “Cazzo, stavolta l’abbiamo azzeccata la fine del mondo”.

E se tu non fossi nel panico più totale, se non ti sentissi già tre piedi sotto terra, porteresti il sangue da giù a su – che tanto abbiamo capito che l’erezione non serve – e le diresti: “Scusa, ma non hai detto che era solo un amico anche di quel quel tizio a cui infilavi mezzo metro di lingua in bocca?”
La verità è che per lei sei molto peggio di un amico: sei come l’amica cessa con cui non giocherebbe a fare la lesbica neppure dopo la settima tequila.

 

Friendzonatismi

16 Jan

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1.

“Secondo me ci sta”
“Sicuro”
“Mi ha detto che esce da una storia…”
“Mmm…”
“Ha detto pure che vuole solo sesso”
“E poi?”
“Mi ha guardato negli occhi”
“E tu?”
“Le ho domandato se voleva solo sesso”
“E lei”
“Ha confermato”
“E tu?”
“Io cosa Umbè? Poi abbiamo parlo di altro, ma a sto punto ci sta”
“No, a sto punto sei fottuto!”

 

2.

“Umbè, credo di piacerle!”
“Ottimo, come fai a dirlo?”
“Abbiamo passato una bellissima serata insieme”
“Ok e poi?”
“No ma proprio bella… sai tipo quando si sta bene, ci si sente liberi di raccontarsi e si crea una vera e propria sintonia, come se la si pensasse all’unisono”
“Mmm…”
“Jà, non fare il disfattista. Ha detto che si è trovata bene”
“Argh!”
“Che dici a fare Argh? Pensa che ha un certo punto mi ha pure detto che mi stima tantissimo”
“…”
“Ora che c’è?”
“Ti rivelerò un segreto: se una donna dice di stimarti, stai certo che per te prova tanti sentimenti positivi, ma neppure uno che abbia a che fare col chiavarti”

 

3.

“Sono lesbica”
“Ok”
[Giorni dopo]

“Scusami però non è che voglio fare quello che si attacca troppo alle cose, ma ieri stavi limonando con uno. Dico uno. A me hai detto che eri lesbica”.
“Ah, che bello finalmente ne posso parlare con qualcuno e sono felice che sia proprio tu”.

Uno si mette a scrivere una poesia

14 Jan

Negli ultimi mesi mi è capitato più volte di fare un reading.
I reading sono simpatici, sono il modo in cui scrittori (o i fantomatici scrittori – categoria a cui mi sento di appartenere) possono atteggiarsi a rock stare.
In tutte queste varie letture non sono mai riuscito a leggere il testo completo, per ragioni di tempo, così eccolo qui: lo puoi scaricare cliccando proprio su queste paroline colorate.

Io che scrivo una poesia dopo un overdose di viagra,

Io che scrivo una poesia dopo un overdose di viagra,

A questo punto però devo dare qualche spiegazione, perché non è normale che un essere umano si metta a scrivere poesie alla veneranda età di ventotto anni: nella sua testa c’è di certo qualcosa di sbagliato, di perverso, di rotto, di incasinato.
Ma sul serio, ho delle giustificazioni adeguate.

Uno si mette a scrivere una poesia perché lo fa da quando era uno stupido ragazzino innamorato della compagna al primo banco; perché ha l’impressione di fare qualcosa di buono.
Uno si mette a scrivere una poesia perché la rossa più sensuale del mondo gli ha detto che se fosse stata Lesbia non si sarebbe mai lasciata scappare uno come Catullo; uno si mette a scrivere una poesia perché al mondo c’è troppa merda e prendere una scopa e pulire è troppo faticoso.
Uno scrive una poesia perché perché un bullo ce l’ha a morte con lui e se lo vede per strada lo fa a pezzi; uno scrive una poesia perché tutte le donne dicono di volere un tipo sensibile e lui è sensibile e forse così magari qualcuna se ne accorge.
Uno scrive una poesia perché se lo fa Apollinare o un coglione come Prevert allora è ben autorizzato a farlo; perché il suo migliore amico l’ha tradito quando si è accorto di non avere il stesso talento; perché nella vita solo due cose gli riescono bene: mandare tutto a puttane e scrivere poesie e la seconda gli pare la più inoffensiva.
Uno si mette a scrivere una poesia perché ha paura che suo padre muoia senza aver mai letto un suo verso; perché la sua vita è un canto d’amore in una tempesta di meteore.
Uno scrive una poesia perché nel mondo non c’è poesia!
Uno si mette ascrivere una poesia perché la vuole far pagare a chi diceva che era un buono a nulla; perché gli è saltata una scopata e non ce la fa a masturbarsi tutta la notte; perché ha l’impressione che tutta la sua vita sia un enorme sega. Uno scrive una poesia perché un balordo ci ha provato con la sua ragazza e lui non ha mosso un dito; uno si mette a scrivere una poesia perché il balordo la ragazza gliel’ha soffiata da sotto al naso e neanche allora ha mosso un dito.
Uno scrive una poesia perché si sente una rockstar senza chitarra, senza voce, senza gruppo e senza groupies.
Uno si mette a scrivere una poesie perché ormai non gli resta più nulla da fare.

Il fatto è che a poesia finita nulla è cambiato: la ragazza che ha detto che cerca un tipo sensibile si sta facendo sbattere dal bullo che ti vuole fare a pezzi; tutti quelli che dicevano che eri un buono a nulla ti ascoltano, ti guardano, ti leggono e non cambiano idea; la ragazza al primo banco ride ancora al pensiero di quel moccioso innamorato di lei.
Il fatto è che scrivere una poesia non cambia le cose; il fatto è che quando scrivi una poesia, lei la legge ma non torna da te, resta col balordo.
Il fatto è che la rossa più sensuale del mondo si sta facendo fottere a sangue da quel tuo amico senza talento.
Il fatto è che quando resti un’intera nottata su una poesia è come passare un’intera nottata a masturbarsi; il fatto è che fare poesia è solo un altro modo per rendere la propria vita una sega.
Il fatto è che quando fai poesia il mondo non lo cambi e, magari, senza volerlo, mandi qualcosa a puttane.
Il fatto è che scrivere una poesia non serve proprio a un cazzo di tutto ciò che vorresti.

Pensieri notturni come formiche

8 Jan

Ogni giorno ci troviamo spalla a spalla con tante persone; non siamo che degli sconosciuto l’uno per l’altro, ma ognuna di queste persone può entrare o meno nella tua vita.
Certe volte penso a questa frase di Hong Kong Express  (uno dei miei film preferiti) e mi domando cosa fa la differenza, perchè certe persone entrano nella nostra vita e altre no? Siamo noi a scegliere o loro? Quanto ci si mette il caso, le coincidenze, l’umore di quel momento, il traffico e lo stronzo che ha parcheggiato in doppia fila, la bolletta da pagare, i tre daiquiri presi al bar, la canzone dei sigur ros che hai tutto volume nelle cuffiette….

Ascolto Il cielo di Bagdad e bevo del rhum. La notte è un calderone di pensieri confusi sulla vita l’universo e tutto il resto (che in ogni caso fanno 42 – se non siete almeno un po’ nerd mi spiace, non potete capire), in cui il rimpianto per le occasioni perse si mescola alla gioia per quelle che verranno e immagini come fai con tutti quei sogni ad occhi aperti che sembrano reali.
Mi domando se è vero che siamo tutti soli, come sostengono molti, e non sono per niente in grado di darmi una risposta.
Il che è un bene.

Odio le persone che si dicono ti amooo, che lo urlano al cellulare e mi costringono ad ascoltare quella dichiarazione, che non è una dichiarazione d’amore, quanto un invasione della mia privacy, della privacy di tutti gli altri che camminano con me, da parte di un imbecille che pensa che l’amore sia urlare in mezzo alla strada, far sapere a tutti che non è solo, che c’è qualcun che lo aspetta a casa, che risponde dall’altro lato del telefono.
Fatemi un piacere, se un giorno sarò così, abbattetemi.
Sarà che non sono espansivo, o che ho un tale rispetto per i sentimenti per esprimerli solo quando è il caso e un ti amo per me è un po’ come fare l’amore: non vorrei che qualcuno stesse a guardarmi mentre lo faccio. E, benché so perfettamente che alcuni non lo fanno se non hanno un po’ di pubblico, non vorrei mai essere lì tra gli spettatori (magari con gli occhiali 3D e i pop-corn). Così come non mi va di essere accanto all’idiota che urla ti amoooooo.
Cazzo, è vero che non si pagano, ma perchè tutte queste “o”?

Torniamo al cinema e alle sue citazioni. Questa volta Manhattan di Woody Allen: “Perché vale la pena di vivere? Ecco un’ottima domanda. Beh, esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me… io direi… il buon vecchio Groucho Marx tanto per dirne una, e Joe Di Maggio e… il secondo movimento della sinfonia Jupiter… Louis Armstrong, l’incisione Potato Head Blues… i film svedesi naturalmente… L’educazione sentimentale di Flaubert… Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili… mele e pere dipinte da Cézanne, i granchi da Sam Wo, il viso di Tracy…”
Credo sia questo il segreto. Le cose per cui vale la pena vivere.
Ho passato buona parte della mia vita con persone che snocciolavano tutte le cose per cui valeva la pena morire. Che stronzata, vero?
La cosa divertente è che nessuno di loro ha dato la vita per quelle cose: né decidendo di farla finita una volta per tutte, né cominciando a viverla sul serio.

Soluzioni semplici ed efficaci

3 Jan

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Ti senti sola? Rifiutata?
Credi di non essere bella? Di non piacere? Sei terrorizzata dal fatto che nessuno possa apprezzare il tuo corpo?
Abbiamo la soluzione per te: l’R2!
Sull’autobus R2 uomini di tutte le età ti faranno riscoprire le attenzioni e il contatto fisico che tanto ti mancano. Fiati caldi sul collo, mani sul sedere, avvinghiamenti durante una frenata improvvisa che in realtà non c’è stata.
Quando il consorzio Unico incontra la Asl di Napoli ecco che nasce questo fantastico programma per il miglioramento dell’autostima femminile: R2.
Sali anche tu sull’R2 così potrai dire: “Che bello mi hanno maniata!