Archive | February, 2013

La sofferenza non esiste

27 Feb

(Post senza battute, datevene una ragione)

I tempi della sofferenza sono finiti, diciamocelo chiaramente.
Prima dei social network –  lo so, sembra passata un’eternità ma di fondo si tratta dell'”altro ieri” – se qualcuno aveva un problema alzava il telefono e parlava con un amico, oppure lo incontrava da qualche parte. Oggi, invece, le cose sono cambiate e non solo perché ci sono i social network, ma perché ha preso il sopravvento la logica del reality, in cui la comunicazione non è più intima ma è pubblica: una frase, una parola, un pensiero, un emozione non vengono più donate a qualcuno, ma sono lanciate nel caos della rete, in attesa (e nella speranza) che qualcuno le colga.
A questa specie di messaggio in bottiglia, ognuno può rispondere e fare sentire la propria vicinanza; che di fondo è una vicinanza virtuale.
Mi spiego bene.
La vicinanza virtuale si concretizza essenzialmente in altri messaggi inviati, magari la condivisione di un po’ di musica, qualche foto e qualche cuoricino qua e là. Il tutto – seguendo la logica del reality – sempre in pubblico, di modo che anche gli altri possano vedere l’atto consolatorio nel quale ci si è esibiti.
Prima – cioè sempre l’altro ieri – stare vicino a qualcuno era un vero e proprio impegno. Significava “investire” del tempo per stargli accanto, ascoltarlo, portarlo fuori, parlargli, farlo sorridere e altro.
Oggi, invece, è una delle tante azioni da inserire nella pratica del multitasking.
Ovviamente ci sono le dovute eccezioni, che hanno a che vedere col mondo intimo.

(Solo qualche parola su queste eccezzioni. Parlando sento dire che l’unica vera vicinanza è quella fisica, che chi ti vuol bene davvero ti sta accanto col corpo. Teoria interessante, ma semplicistica. Tutti abbiamo qualcuno di lontano che, se è a conoscenza di un problema, ci telefona per sapere come stiamo. Ecco, credo che il differenziale sia proprio questo: il ritagliarsi un frammento di tempo da dedicare all’altro come meglio si può. Fisicamente se ce ne è l’occasione, oppure in un altro modo. Uno spazio di tempo in cui non si fa nient’altro se non prendersi cura dell’altra persona.)

vuoto

Ma torniamo a noi. Detto questo, la sofferenza smette di esistere. Smette di esistere non nella realtà di chi la sperimenta, ma nella comunicazione, nel bisogno di condivisione, nel suo essere esternata. E lo stesso vale per la vicinanza, che diventa pura forma priva di qualsiasi contenuto; un semplice esercizio di stile.
A questi elementi non dobbiamo dimenticare di aggiunge (proprio come si fa con un equazione) la logica del reality, che nel mondo dell’apparire implica che per essere notati si deve mostrare dolore e pathos. Fateci caso: i reality vanno avanti col dolore. Analogamente, gli status di facebook più commentati sono quelli in cui si esprime sofferenza. Ciò che è davvero interessante è l’estrema difficoltà di comprendere quanto sia vero che la persona che scrive di essere depressa lo sia davvero; ovvero quanto le parole usate siano un vero indicatore della sua situazione interiore.

“Oggi sto male” non significa nulla. Sul serio, rifletteteci un secondo, sono parole vuote.
“L’albero è verde” crea una immagine mentale ben precisa, uguale per tutti. Ma dire “Sono triste”, “Sono deluso” o “Sono incazzato” creerà un vuoto mentale; oppure ogni lettore (o ascoltatore) si creerà una immagine diversa, che ha più che fare con sé stesso, sul come è lui quando prova quell’emozione, che non con ciò che la persona sta provando.
Così ecco che i nostri social network sono invasi da gente che vomita parole vuote su parole vuote. La cosa triste, però, è che a queste parole vuote rispondiamo con altri vuoti di convenienza, di circostanza.

Credo che sia il modo in cui oggi ci si illude reciprocamente di essere circondati da persone pronte a starci accanto. E nel portare avanti queste strane discussioni succede che le parole perdono il significato, diventano come oggetti senza valore che sommergono ciò che (forse) c’era all’inizio, sino a contagiarlo. Sino al punto in cui anche la sofferenza, per chi la sperimenta, diventa così solita e abituale da perdere radicalmente il suo senso.

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Ciuccia una matita e salverai il voto

25 Feb

Nei primi anni ’90 c’era Licia Colò che faceva da testimonial alla Golia Bianca e ti spiegava come, ciucciando una mentina, potevi salvare gli orsi polari.
Oggi, invece, i grillini ti spiegano come ciucciare una matita può salvare il proprio voto. Ora, per quanto il gesto risulti vagamente fallico, l’idea di questa matita che viene ciucciata da vari sconosciuti, manco fosse una canna, mi crea qualche imbarazzo.

Licia Colò in un momento di pausa, si appresta a rilassarsi col suo amico Rambo alla buona e vecchia maniera.

Licia Colò in un momento di pausa, si appresta a rilassarsi col suo amico Rambo alla buona e vecchia maniera.

Vero è che la trovata ha portato i grillini a creare un nuovo segno di riconoscimento. Uscendo dal seggio, mentre incontrano un loro vicino di movimento, gli mostrano la lingua, tutta scura manco avessero succhiato una vagonata di chupa chups al nero di seppia. Allora l’altro grillino, di risposta, mostre la propria e i due si sorridono come due carbonari che hanno appena finito di preparare l’attentato.

Questa pratica ha innervosito non poco le ragazzine che erano solite titillare i maschietti ciucciando un lecca lecca. In tempi di crisi e in fase elettorale, ciucciare la matita è di gran lunga più eccitante di qualche giochino di lingua su chupa chups.

Simona Celletti, una tredicenne maliziosa, che delusa dalla perdita del suo appeal col lecca lecca, si è trovata costretta a passare a soluzioni estreme.

Simona Celletti, una tredicenne maliziosa, che delusa dalla perdita del suo appeal col lecca lecca, si è trovata costretta a passare a soluzioni estreme.

Felice di questa nuova trova è il virus della Mononucleosi.
“Sinceramente non pensavo di ritornare in auge in questo modo” ha dichiarato eccitato al nostro microscopio. “A dirla tutta, ero convinto che i baci e i bicchieri sporchi dell’autogrill sarebbero bastati. Ma,a questo punto, vorrei ringraziare il Movimento 5 Stelle per aver ampliato il nostro mercato; sono tempi di crisi anche per i virus questi: ce ne sono sempre di nuovi e ci si dimentica i buoni vecchi classici di una volta”.

Insomma, le elezioni non sono ancora terminate che già hanno decretato il trend della stagione: la matita ciucciata.
Per l’occasione Giovanni Rana e la Bic hanno appena creato una partnership per creare delle matite al gusto di raviolo alla bolognese, pesto alla genovese e ragù.
E il mercato culinario e cartolibrario torna a cavalcare la cresta dell’onda!

 

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Un nuovo testimonial

23 Feb

Un nuovo testimonial

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Nel vaticano che vorrei…

19 Feb

Nel vaticano che vorrei...

Il San Remo Dell’Austerity

17 Feb

Ebbene sì, dopo questa settimana trascorsa guardare San Remo non posso esimermi dallo scrivere un post nel quale, come ogni bravo critico televisivo che si rispetti, tiro le somme di questa edizione del Festivàl.
Cerchiamo quindi di andare per ordine, per non annegare nel mare di putridume.

Il Festival comincia aprendosi con una scenografia così triste e grigia che sembra essere stata progettata da Roberto Saviano in persona, nella quale non compare neppure un fiorellino. Per vedere un po’ di sana vegetazione dobbiamo aspettare Maria Nazionale che aggiunge un po’ di flora portando con sé la sua fronna di limone.
A fare da padrone di casa c’è Fabio Fazio, un uomo di un’allegria così spumeggiante che i gatti neri si toccano le palle quando lo vedono. Al suo fianco la Litizzetto.
Ma soffermiamoci su questa ultima. A causa dell’austerity le splendide gnocche random (elemento forse troppo pacchiano, così come i fiori) sono quasi assenti: giusto un po’ il culo della pubblicità dei fanghi e la Tatangelo, che ha finalmente deciso di cambiare mestiere, iniziando una carriera da testimoniale per Coco Nuda. Perché questo cambio di rotta? Ma voi allora non li leggete proprio i giornali! Circa sette mesi fa la Tatangelo è stata condannata dal tribunale dell’Aia per crimini contro l’umanità causati dall’uscita del suo ultimo disco. Insomma, se ne fa un altro la rinchiudono a Guantanamo.
Ma dicevamo, questa totale assenza di gnocca ha portato i maschietti ad arraparsi addirittura sulla Litizzetto. Non scherzo, ieri sera più volte ho sentito maschi dire che una bottarella gliel’avrebbero data, qualcuno ha apprezzato le tette, qualcun altro lo stacco di coscia.

La sobria Maria Nazionale e il suo Milf Power hanno donato un po' di zizze al pubblico che stava pensando di mettere youporn.

La sobria Maria Nazionale e il suo Milf Power hanno donato un po’ di zizze al pubblico che stava pensando di mettere youporn.

Per farla breve, la situazione non inizia proprio benissimo. Con l’arrivo dei cantanti degenera irrimediabilmente.
Facciamo un brevissimo escursus.

Simone Cristicchi: un uomo così triste che pure Fazio, quando lo vede, si tocca le palle. Dice: “Vorrei che le mie canzoni venissero cantate dai bambini”. Ma non bastavano i preti pedofili?
Malika Ayane: con i suoi movimenti sensuali mentre canta, che lasciano lo spettatore indeciso perché non capisce se cerca di imitare Mina o sta avendo un attacco di colicisti.
Renzo Rubino: con la sua canzone tautologica ha distrutto tutto ciò che la musica anni ’80 ha fatto per i diritti civili degli omosessuali.
Almamegretta: hanno rievocato momenti tipici del centro storico di Napoli, al punto tale che ad un certo punto il bassista è sceso in mezzo al pubblico per chiedere se qualcuno aveva una cartina lunga.
Daniele Silvestri: alle sue spalle compariva Giancarlo Giannini che ballava come il migliore uomo immagine. Ha attirato a sé il televoto delle donne ormonate.
Modà: le loro canzoni hanno un valore umanitario, infatti vengono utilizzate con i malati terminali, per convincerli a chiedere l’eutanasia.

Insomma, sul palco c’era un clima di morte così denso e così profondo, che quando veniva inquadrato Giletti in mezzo al publico mi sentivo leggermente sollevato. La vittoria dell’X-factorino, affrancato dagli Aram Quartet (come Cremonini dai Luna Pop), è stato un grido di liberazione per il pubblico. Infatti Antonio Maggio non la smetteva di canticchiare “Fammi male”, cosa che il pubblico ha preso come un invito.

La protezione civile di San Remo  si accanisce su Antonio Maggio su suo esplicito invito.

La protezione civile di San Remo si accanisce su Antonio Maggio su suo esplicito invito.

Infine ci sono stati gli ospiti.
Arriva Crozza, col suo repertorio così nuovo da far sembrare Vito Catozzo innovativo. Non appena sale sul palco ecco che gli urlano: “No politica stasera!” Grido di battaglia che si aggiudica il premio Simona Sei Falsa Cazzo. Il poverino se la prende così a male che quasi gli scende una lacrimuccia. Fazio gli si avvicina e gli fa: “E’ inutile che ci provi, l’intervento lo fai lo stesso, sennò ci ridai i soldi”. Così cerca di ignorare chi gli da del Pirla e va avanti. L’allegria che sprizza sul palco, l’eccitazione che ne emana è degna del porno di Sara Tommasi.

Poi ci sono due omosessuali che raccontano la loro storia utilizzando dei cartelli, senza parlare. Tanto che nonsi capisce se quel momento di impegno civile è per i gay o per i sordomuti.

Arriva pure Caetano Veloso, che con la sua musica straripante di Brasile, fa sfoggio di tutta la sua magia, dimostrando come alla fine delle sue esibizioni lui è l’unico a rimanere sveglio.

I momenti davvero degni di nota sono stati quelli dei premi alla carriera. Sfortunatamente i Ricchi e poveri non si sono presentati, a causa della morte per droga del figlio di Franco Gatto. Fazio, in modo estremamente delicato, ha mandato in onda un filmato commemorativo, cantando: “Che confusione sarà perché tiriamo”.

L’arrivo di Toto Cutugno con l’armata rossa è stato un tripudio, degno di Go West dei Petshop boys. Marxisti, leninisti e maoisti si sono uniti col pugno chiuso alzato, cantando L’italiano vero. Mentre tutti gli altri hanno pensato che se quello è l’italiano vero, quasi quasi è meglio andare in Papuasia a prenderne la cittadinanza.

Anche Al Bano Carrisi non è stato da meno. Ha cercato di ignorare di essere in lizza come candidato Papa e, dopo aver ingurgitato una confezione di Cialis, ha cantato Felicità insieme a Laura Chiatti. L’effetto è stato che non solo il suo Al Bano junior si è intostato, ma anche tutto il resto: un esplosione di testosterone che ha fatto impallidire tutta l’omosessualità delle canzoni precedenti.
(Al Bano è il padre comprensivo che Mengoni doveva avere. Immaginatevi la scena: “Papà sono gay”. E Al Bano, impassibile, lo abbraccia e lo manda ai lavori forzati in Siberia – con somma approvazione di Tovarich Toto Cutugno)

La vittoria di Marco Mengoni è stata la degna conclusione del putrido di questi giorni, dimostrando che l’Italia non è un paese abbastanza saggio per fare buon uso della democrazia.

My two cents 

Nomi dimmerda

11 Feb

Questo post sconvolgerà molti di voi, perché citerò figure mitologiche che mi faranno apparire blasfemo agli occhi di molti. Sia ben chiaro, il mio intento non è quello di scandalizzarvi, ma certi argomenti vanno trattati, anche se vanno a intaccare certe figure Potenti. Ripeto, il mio scopo non è quello di offendere, ma solo di portare l’attenzione su ciò che accade nell’indifferenza generale.
Buona lettura. 

Il primo nome dimmerda che ho incontrato nella mia vita è stato quello di Giusva; era il 1989, il muro di Berlino cadeva, eravamo quasi in fase Perestroika ed io incontravo un bimbo simpatico dal nome che, di lì a qualche anno, sarebbe tranquillamente potuto essere un account di Msn: Giusva.
Già immagino voi che mi domandate: Umbertoskj caro, ma che cazzo significa sto fottutissimo Giusva?
La domanda è ben lecita, per quanto potreste esprimervi in modo meno volgare. Ma va bene, malgrado la vostra maleducazione vi rispondo: GIUSeppe VAlerio.
La nascita del bimbo simpatico aveva portato scompiglio nella sua famiglia. Il babbo voleva che si chiamasse come il proprio padre e lo stesso valeva per la mamma. I due così prima avevano litigato, poi si erano mazziati, poi avevano fatto l’ammore, per poi darsele di nuovo di santa ragione. Si erano riappacificati, avevano litigato ancora, avevano fatto l’amore mentre se le davano di santa ragione, scoprendo che la commistione tra le due pratiche non era affatto male, infine, scombussolati per questa nuova scoperta avevano optato per unire i nomi dei rispettivi padri e battezzarci il bambino.
Il poverino, però, veniva preso per il fondoschiena da tutti a scuola. Sì sa che i bambini sono crudeli e che alcuni lo sono molto più degli altri e con lui non si facevano scrupoli. Forse per il nome strano, forse perchè catturava le lucertole e ne staccava la testa a morsi, forse ancora perché raccontava a tutti che quelli che venivano a prenderlo fuori scuola non erano i suoi genitori, che i suoi veri genitori erano degli alieni di una galassia lontana lontana che l’avevano lasciato temporaneamente a quei due imbecilli, per riprenderlo chissà quando.
Personalmente credo che il vero problema fosse il nome. In effetti i genitori potevano evitare di chiamarlo in quel modo: già è un alieno che viene da un altro pianeta, perché discriminarlo ancora di più con un nome dimmerda?

Fatto sta che la vita di tutti noi è stata costellata da gente con dei nomi dimmerda. Anzi, sono sicuro che almeno uno di voi – miei zuccherosi lettori – abbia un nome dimmerda.
Come non citare i celebri Brenda e Brendon Walsh, divi di Beverly, con genitori con un tale deficit di immaginazione e sinapsi da chiamarli con lo stesso e identico nome. Insomma, è come se una coppia avesse due gemelli e li chiamasse Ciro e Cira, oppure Pio e Pia, o ancora Patrizio e Patrizia.
Un genitore del genere è una persona profondamente malata, una di quelle che in pizzeria resta buoni quindici minuti a fare un’analisi semantica del menù e poi alla fine ordina una Margherita. Dovete sapere che, a causa di queste brutte persone,  ora chi lavora in pizzeria deve seguire dei corsi appositi, perché una reazione del genere spinge la mente umana a reazioni violentissime, che i poveri camerieri devono controllare se ci tengono ad avere la mancia.

brandon-brenda

Altra persona famosa ma – ahylui! – con un nome di merda è Super Mario. Certo, molti di voi pensano che il suo nome sia Mario, mentre il cognome sia Super, ma non è così; fosse una benzina vi darei pure ragione, ma lui è un idraulico, con un padre con problemi così seri di alcolismo, che il giorno in cui andò a registrare il figlio all’anagrafe era così sbronzo di Vov da distruggere la sua vita con un nome dimmerda.

. . .

IMPIEGATO: E allora, come lo chiamiamo questo bambino?
PADRE: Imperatore Supremo Della Galassia Tutta Compresa La Periferia Suburbana

IMPIEGATO: Cosa?
PADRE: No, aspè… facciamo Vanessa.
IMPIEGATO: Ma è un bambino!
PADRE: Allora Kenshiro va bene?
IMPIEGATO: Ma lei è sbronzo o cosa?
PADRE: Ho solo bevuto un bicchierino di Vov.
IMPIEGATO: Uno solamente?
PADRE: Forse due… ma ci ho pucciato dentro un savoiardo che assorbe l’alcol, maresciallo.
IMPIEGATO: Io non sono un maresciallo!
PADRE: Meno male, se i carabinieri mi beccano sbronzo al volante mi tolgono la patente.
IMPIEGATO: Ma lei non sta guidando!
PADRE: Ah, già… dove cazzo ho messo la macchina?
IMPIEGATO: Non lo so.
PADRE: E io dove cazzo sono?
IMPIEGATO: All’anagrafe!
PADRE: Perchè?
IMPIEGATO: Deve registrare la nascita di suo figlio… penso.
PADRE: Del figlio di chi?
IMPIEGATO: Occristo… senta, come lo vogliamo chiamare sto bambino.
PADRE: Mario è un bel nome.

. . .

Il problema è che anche il cognome era Mario, così ogni mattina alla scuola elementare, durante l’appello la maestra diceva: “Mario Mario”. E lui: “Presente”. E i bulli lo pestavano con i vocabolari di greco. Nella sua scuola c’erano dei bulli particolarmente dotti.

La realtà è che, almeno secondo le statistiche, per ogni tre coppie di genitori stronzi c’è un bambino a cui viene appioppato un nome di merda. Questo povero bimbo passerà un infanzia infelice, non farà sesso prima dei 27 anni e, con buone probabilità, quando lo farà prenderà le piattole, che guardandosi tra loro esclameranno: “Che palle, di nuovo un tizio con un nome dimmerda!”
Per questo – miei cari lettori saturi di idrocarburi – il giorno in cui il vostro profilattico si romperà e bestemmierete ogni divinità di questo mondo, cercate di mantenere la calma o, almeno, non sfogatela su quel povero bambino dandogli un nome dimmerda. Se proprio non volete diventare genitori, vendete gli organi a qualcuno, affidatelo alla ricerca, o portatelo al più vicino ristorante cinese, vi assicuro che ne faranno un buon uso.

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La rivoluzione civile Ingroia è Ispirata a Concetta Licata

10 Feb


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