Archive | September, 2013

I 5 giocattoli che tuo figlio deve assolutamente avere

29 Sep

In questo mondo privo di punti di riferimento, in questi tempi completamente privi di una direzione chiara com’è possibile crescere un bambino?
Quando ero piccolo c’erano i giocattoli: ad esempio, ricordo il mio splendido Luciottolo, un peluche a forma di Lucciola (non quella sulla tangenziale, l’insetto) a cui bastava schiacciagli la pancia per illuminarsi. Mi dava quel profondo senso di protezione e conforto che tanti altri, più grandi di me, sempre in quegli anni, riuscivano a trovare solo nell’eroina.
Ma come sono i giocattoli di oggi e in che modo possono far crescere sano un bambino?
Per voi, giovani menti desiderose di conoscentia, ecco i cinque giocattoli che non dovrete fare mancare a vostro figlio.
(E se per caso pensate di non avere figli, mi spiace dirvelo ma le statistiche parlano chiaro: la possibilità che si rompa il parapesce aleggia su di voi ogni volta che vi fate una chiantella. Quindi fate gli scongiuri e continuate a leggere questo post dai risvolti pedagogici).

WOLVERINE TIRAMI IL CHIONZO

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Il celeberrimo X-Man insegna a tuo figlio che certe volte l’unica cosa che si può fare è chiudere gli occhi e partire di bocca.
Notate lo sguardo arrabbiato del nostro eroe, la sua espressione minacciosa, gli artigli ben in mostra e il pacco in evidenza come a voler dire: “Se fai un cattivo lavoro ti ammazzo ma se lo fai buono il collutorio te lo offro io!”
Attenzione: questo giocattolo è salito alla ribalta della cronaca quando due ragazzine (Maria Rosaria Guglielmini di Bari, 16 anni e Sandra Giacomelli di Pistoia, 13 anni) durante un approccio sessuale (la prima con un suo coetaneo, la seconda col professore di inglese) hanno mostrato la natura forviante del giuoco e, invece di suggere, hanno soffiato e soffiato e soffiato, gonfiando di conseguenza la sacca scrotale dei rispettivi partners sino a farla esplodere.
Utile se volete trasformare le vostre figlie in soggetti pericolosi per qualsiasi maschio nei dintorni.

IL ROBOT PASTORE

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Da un’idea di Monsignor Bagnasco, l’androide pastore sarà in grado di insegnare a tuo figlio la strada del signore. Assemblato insieme a pezzi di vera pelle santa di Padre Amort, è dotato della capacità di allontanare il maligno in ogni occasione. Atti impuri, pensieri maliziosi, idee malvagie, tutto ciò viene captato dal software creato dal team di ricerca Opus day (hanno cercato di inglesizzare il nome per sembrare più cool e a passo coi tempi), questo attiva il nostro robot che comincia a invocare rituali di esorcismo colpendo con la croce il bambino sino ad immobilizzarlo a terra, completamente terrorizzato.
In più ha la speciale modalità “bye bye testimone di Geova”: attivandola e mettendo il vostro robottino la domenica mattina fuori la porta di casa vostra, fa in modo che questi si scagli contro qualsiasi testimone di Geova. Ma, invece di usare la violenza, si mette sul loro stesso piano, così risponde: “Ma sì, parlatemi di questa vostra apocalisse che avete inculato già tre volte di seguito”. Fa domande, chiede informazioni, li fa parlare sino a quando, con la bocca ormai arsa, completamente sfiniti, si lasciano morire di fronte ai suoi gelidi occhi meccanici.

BARBYE & KEN CHE COMBATTONO PER LA LIBBBERTA’
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Nel mondo ci sono le guerre, nel futuro ce ne saranno molte di più e saranno tutte umanitarie. Ormai non si combatte per odio, non si combatte per interessi petroliferi, non si combatte per posizioni strategiche, mannò, manco per la cippa, le guerre vengono fatte tutte per la libertà e la pace. Così anche Barbye e Ken hanno imbracciato le armi e sono pronti a fare un culo così a tutti quelli che si oppongono allo zio Sam.
Questa coppia (regolarmente sposata secondo rito cattolico ufficiato da un generale dei Marines) insegnerà ai vostri figli a non aver paura della violenza, che è possibile risolvere ogni problema ignorando quegli idioti che rompono col dialogo e facendo parlare gli A-K 38.
Intolleranza, violenza improvvisa, tendenze nazionaliste: queste sono le qualità indispensabili che svilupperanno i vostri figli giocando con questa coppia di simpatici bontemponi. Insomma, impareranno a destreggiarsi in qualsiasi occasione e a capire che se qualcuno, ad esempio, frega loro il parcheggio sotto casa, non c’è nulla di più civile che fargli saltare in aria l’auto col cane dentro.

LA BAMBOLA CHE FA LA LAP DANCE
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Vi ricordate quei bei vecchi tempi, quando i bambini chiedevano alla mamma la Barbye Cuoca, o la Tanya che va a scuola, o Ciccio Bello operaio malnutrito in una fabbrica della Nike? Mò sinceramente voi credete che vostra figlia, con i tempi che corrono, possa avere un futuro diverso da quello di spogliarellista?
Per carità, se ci credete chi sono io per dirvi che potete farla pure studiare e, che ne so, farla laureare in filosofia… e sono certo che quando si toglierà il reggiseno parlando di Hidegger la cosa sarà pure abbastanza affascinante, ma non saranno le citazioni colte a farle avere quelle mance in più che le servono per pagare la casa di riposo in cui vi ha rinchiuso perchè non smettete di rinfacciarle di essere finita a fare la troia malgrado tutti i soldi che avete speso per farla studiare.
Così tanto vale darle un modello di riferimento che, in modo sottile e subliminale, le farà capire che è di vitale importanza imparare a ballare attorno ad un palo.
Attenzione: se regalato all’età gusta può fare in modo che vostra figlia diventi la ragazza più popolare della scuola; specialmente tra i ragazzi.
Poi che ne sapete: da lì al grande fratello il passo potrebbe essere breve!

KEN HAPPY HOUR PRIMA DEL MUCCA ASSASSINA

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Piccolo gioiello tecnologico, oltre ad essere terribilmente cool e a passo coi tempi, questo Ken è contrario a qualsiasi forma di discriminazione. Ostenta la sua passività fingendosi etero o attivo e, se schiacciate il pulsante dietro il sedere, dirà le seguenti frasi:
– “Mi vengono le lacrime solo a pensare che un giorno Cher morirà”
– “Che palle, ma in questa città non c’è nessun maschio attivo?”
– “Sono una diva!”
–  “Lo conosco da due minuti ma già lo amo, però anche quello lì in fondo potrebbe essere l’uomo della mia vita!”
In più, quando mettete due bambolotti l’uno vicino all’altro interagiscono tra di loro.
“Ciao io sono Ken e tu?”
“Anche io mi chiamo Ken”
“Fantastico. A proposito Ken, ti andrebbe un pompino?
“Perchè no, andiamo in bagno”

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Puoi pure fare l’etero, ma quando ti succhi gli spaghetti Barilla un po’ ricchione lo sembri

26 Sep
Vedete bene che il vero nome della pasta non è Barilla ma Balilla.

Vedete bene che il vero nome della pasta non è Barilla ma Balilla.

 

E’ uscita sta storia della Barilla che fa: “La nostra pasta è solo per etero, se sei ricchione prenditi la De Cecco, che costa pure meno, morto di fame che non sei altro!”
E ovviamente il popolo della rete si scandalizza.

(Mò siamo sinceri, il popolo di internet si scandalizza per ogni cuollo di cazzo: qualche giorno fa ha mosso una protesta – rigorosamente su facebook perché ormai il mondo vers. 1.0 è antico – contro lo scandalo delle fogne senza alligatori. Se l’avete dimenticato è perchè ogni giorno c’è una protesta nuova e non puoi sempre essere aggiornato come un i-phone).

Di conseguenza, la risposta è stata quella di boicottare la pasta Barilla.
Ecco, ora devo essere proprio sincero: io non credo nel boicottaggio.
Magari si comincia con le migliori intenzioni, ma si perdono per la via.
Vai al supermercato, butti tutto alla rinfusa nel carrello poi torni a casa e tuo figlio fecato fa: “Ma mamma, hai preso la pasta Barilla. Ma quella ce l’ha coi ricchioni!”
La mamma, dopo aver salito dodici buste della spesa e tre cascette d’acqua Lete, non solo si è cacata il cazzo ma non tiene manco voglia di dar retta al fan di Mengoni che si ritrova per figlio, così gli fà: “Ma no, questa è la cellula terroristica della Barilla, quella che vuole sconfiggerla dall’interno. Quella finge di essere dalla loro parte e poi ce lo mette nel culo”.
“Mamma, ma la voi smettere di usare quella frase per dire cose negative. E’ omofobica”.
“Ma è una cosa negativa, non sai quanto ce l’ha grosso tuo padre: fa male assaj!”
A quel punto il gelo cade sulla scena, mamma e figlio si guardano negli occhi e non si dicono più niente.
Lei cucina la pasta e lui la mangia senza fiatare.

Poi la sera, quando i genitori sono a letto, il padre domanda alla madre: “Né Carmè, ma perchè nostro figlio mi sta puntando la vrachetta da quando sono tornato a casa?”
“Niente Salvatò, nun te ne incaricà”
“Senti Carmè, ma volessimo fare due fetenzie?”
Che se poi se Carmela e Salvatore fossero radical chic lui le direbbe: “Che ne dici di fare una versione erotica di Sogno di una notte di mezza estate? Io faccio il pastore che viene trasformato in asino”.
Invece sono due cafoni come tanti, così dice: “E jà te lo apponto piano piano stu cazz’e ciuccio”.

E il figlio dall’altra parte sente tutto, ma proprio tutto. E sta sul suo lettino con gli occhi sbarrati e, visto che il padre gli ha bruciato tutti i peluche quando ha scoperto che gli piaceva il pesce, non può abbracciare nulla, così stringe forte a sé la busta vuota della pasta Barilla e un po’ si sente protetto.

Ecco, fondamentalmente questo è il motivo per cui non credo al boicottaggio.

Paura e delirio dal medico della Asl

26 Sep

Da bravo appartenente alla classe media con tanto di parenti medici, raramente ho fatto ricorso al medico di famiglia, se non per farmi prescrivere i medicinali. Ma qualche giorno fa mi sono sottoposto a questa avventura.

Non appena arrivo al centro medico lo trovo presieduto da vecchietti che scalpitano per entrare. Per certi aspetti ricordava la scena degli zombie nel centro commerciale nel film di Romero. Ora dovete capire un fatto importante, i veri punk oggi sono i vecchi: vestono male, puzzano, urlano, bestemmiano, sputano a terra, protestano contro il sistema e se gli gira ti picchiano col bastone. Quindi, cercando di non provocare reazioni pericolose, attendo che apra il centro.
Nel momento in cui le porte si aprono divento consapevole del valore energetico e nutriente del semolino, che fa scatenare la mandria di fronte a me con un vigore impressionate;  una violenza del genere l’ho vista solo in occasione del G8 di Genova (quando sempre un vecchio, un partigiano della vecchia guardia, andò a prendere fuori alla Diaz il figlio poliziotto, prendendolo a schiaffi sull’orecchio e buttandogli addosso tutto lo scuorno dei colleghi).
Li lascio scorrere e poi mi metto in fila.

Vecchio confuso che sembra uno zombie.

Vecchio confuso che sembra uno zombie.

 

Quando arriva il mio turno, mi ritrovo di fronte ad una signora incazzata come un’ape, che manco mi guarda in faccia tanto è presa dal controllare le prescrizioni. “Mi scusi…” cerco di attrarre la sua attenzione, così come farei con qualsiasi essere umano. Che volete farci, sono un inguaribile ingenuo: lei, ovviamente, non mi caga manco per sbaglio (gli psicologi definiscono questo fenomeno “stitichezza esistenziale”). “Mi scusi, dovrei vedere il dottor…”
Lei alza lo sguardo, lo punta nei miei occhi e per un attimo mi torna in mente Mazinga che spara i raggi laser. Sono pronto ad essere incenerito, quando lei fa: “Ma non lo vede che sono occupata”.
“Ma certo che lo vedo” cerco di conservare il mio charme. “Ma sa com’è, dovrei vedere” e dico il nome del medico.
Lei sbuffa, poi prende un pezzettino di carta e ci scrive un numero con la penna.
“Che sarebbe?”
“E’ il numero, lei è il ventunesimo della fila”.
Minchia, pure in macelleria hanno il rotolo automatico e qui c’è la signora scazzata che segna i numeri a penna!
Sto quasi per dirlo, ma preferisco evitare e andare nella sala d’attesa.

Oggi ho voglia di uscire e incontrare qualcuno. Quasi quasi vado a farmi una bella coda all'Asl!

Oggi ho voglia di uscire e incontrare qualcuno. Quasi quasi vado a farmi una bella coda all’Asl!

Ora dovete sapere che la sala d’aspetto del medico è un mondo a parte, un universo parallelo dove i più basilari convenevoli tra sconosciuti convergono su argomenti quantomeno macabri. Cerco di non socializzare, mi metto in un angolino e mi limito ad ascoltare.
Un paio di signore cominciano a confrontare i rispettivi medicinali che assumono: io, che scaramantico non sono, per sicurezza mi do una toccata di palle, leggera leggera come la mano di un’arpista.
Poi passano alle malattie che hanno, quelle che hanno i vicini e anche quelle che hanno delle signore che pure vengono lì a farsi visitare ma oggi non ci sono: è lì la toccatina continua ma con una veemenza più che da arpista da batterista.
Forse quelle signore non ci sono perchè sono morte, dicono le vecchie ed ecco che passano in rassegna i morti degli ultimi mesi: ormai mi sto ravanando così violentemente il pacco che il vecchio di fronte a me quasi comincia a tirarsi una pugnetta solo per solidarietà.
Sento un profondo senso di depressione, fatalità, apocalisse e precarietà manco avessi appena finito di leggere un romanzo di Cesare Pavese. Controllo il mio numero, al bacone stanno servendo il 5… me ne posso anche andare al bar a prendere un caffè.

Giuvinò, ma voi siete il nipote di quella che è morta?

Giuvinò, ma voi siete il nipote di quella che è morta?

Sarà passata una mezz’ora quando rientro e siamo ancora al numero dodici, così prendo il cellulare, metto le cuffie, apro il libro che ho con me e cerco di ignorare l’ambiente, lasciando che le ere geologiche trascorrano, che si alternino le glaciazioni, sino a quando non arriva il mio turno.

“Lei è un informatore famarceutico?” mi chiede il dottore.
Per la cronaca: indosso una maglietta a mezze maniche e un jeans, non l’uniforme da rappresentante, fatta dal completo blu e dalla cravatta sgargiante con un nodo enorme (che poi è la stessa uniforme degli impiegati della Tecnocasa).  “Veramente no”.
“E che cos’ha?”
“Eh, non lo so, per questo sono qui”
“Ma sta bene?”
“Veramente no”
“Ottimo così, si sieda”.
Ottimo così?
OTTIMO COSI’?
Ma chi cazzo sei, Hannibal Lecter che ha toccato il fondo?
Ora, devo essere sincero, io di film pecorecci ne ho visti tanti, da Il ginecologo della mutua a Pierino medico della Saub, ma una battuta del genere manco lì hanno avuto il coraggio di mettercela.
“Mi spoglio?” domando.
“No, non si preoccupi. Mi dica i sintomi”.
Faccio l’elenco completo e lui: “Secondo lei che è?”
Cerco con lo sguardo la laurea e mi assicuro che non l’abbia presa a Topolinia, né con la raccolta punti dei pelati Cirio. “Influenza?” tiro ad indovinare.
“Ma no, per niente”.
Mi osculta la schiena, mi controlla la gola, schiaccia e comprime parti varie del mio corpo. Poi segna dei medicinali in aramaico e mi lascia uscire.
Quando esco cerco di comprendere cosa sta scritto sulla prescrizione, ma oltre l’occhio della civetta e il geroglifico del del falco non è che capisca molto. In compenso, la farmacista non appena vede il foglio subito capisce va a prendermi le medicine.

Ed io me la immagino la poverina, china sui libri di linguistica, ancora studentessa, mentre cerca di imparare a decifrare una scrittura le cui origini si perdono dei secoli, quando ippocrate stesso nel suo giuramento scrisse: “Prometto di non recare alcun male… però cacare il cazzo scrivendo in modo incomprensibile si può fare!”

 

 

I 5 maschi che non ti devi mai tenere

23 Sep

IL NARCISISTA
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E’ inutile, è lui la prima donna e anche la seconda e pure la terza. Voi al massimo potete essere gli occhi nei quali si specchia e si vede bellissimo.
Normalmente questa tipologia di maschio lo si riconosce facilmente: attore, modello, personal trainer e, in qualche occasione, musicista. Lui non è solo bello, è anche interessante e così profondo che il mondo deve conoscerlo, di modo da godere di tutti i benefici della sua presenza. Lì per lì può anche sembrare l’uomo ideale: istrionico, affascinante, con tanti argomenti a sua disposizione ma, man mano che lo conoscete, vi rendete conto che gli unici argomenti che ama sono due: “io” e “me stesso”.
E’ il tipo di maschio che se lo chiamate per dirgli che vi hanno licenziato, vi risponde: “Ma è terribile… a proposito, ma lo sai che quell’imbecille di Maria ha detto che sono cretino. Ovviamente: io le do il palo e lei accusa”. Insomma, proprio ciò che avete voglia di sentirvi dire dal vostro uomo.
Dal punto di vista sessuale, invece, potrebbe anche essere una bella esperienza se solo non fosse così ossessionato da sé stesso da guardare più il proprio riflesso nello specchio che voi. Poi, a fine interazione, vi guarda con enorme senso di soddisfazione e fa: “Però… sono stato bravo, vero?” Ed è meglio per voi rispondergli subito, magari con un cartellino con su scritto almeno un 8, altrimenti è capace di mettersi nelle orecchie e tenere il muso per almeno due giorni.
E’ il classico ragazzo a cui, se qualcuno gli dice che ha una bella fidanzata, risponde: “Voglio ben vedere, sta con me”. Come a voler dire che in realtà siete dei cessi assurdi, poi però vi siete messe con lui e siete migliorate.

IL CICCIOBOMBA METALLARO
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Per carità, i gusti sono gusti e nessuno può dire niente, ma… sinceramente, in questo caso, levate mano!  Lo so, una lo vede cattivo, con le maglie sataniche e con così tanta carne da amare e non può non sentire un fremito di desiderio, ma è tutta apparenza. In realtà è buono, calmo, tranquillo e, all’ora di merenda, mentre ascolta a tutto volume gli Anal Vomit chiede alla mamma se gli può portare un mottino.
Ogni tanto caccia fuori la lingua alla Gene Simons, fa il segno delle corna e urla: “Viva il metallo”. Ma poi torna al suo essere pacioso e posato. Non si incazza neppure quando sta in fila da un’ora al Burger King e gli chiudono la cassa non appena arriva: lui è il ritratto della buddità metallara.
Il problema è che se volete il trasgressivo, restate fregate. In più siete costrette ad andare ad ogni raduno metal e ad ogni concerto, con tanto di amici che non parlano altro che di metal, film horror e bevono birra manco fosse acqua. Magari un mesetto ci resistete pure, ma poi non ce la fate più e lo tradite col primo chierichetto iscritto all’azione cattolica (che poi scoprirete avere dei resti umani nella lettiera del gatto).

IL BELLO E TORMENTATO

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Pure lui è una fregatura come il cicciobomba metallaro ma in modo differente. Fisicamente è completamente agli antipodi, in più indossa il tormento come un vezzo, un vanto, una seconda pelle che un po’ puzza di depressione e un po’ di testosterone. Una miscela pericolosissima, perchè in certe donne genera un pensiero tanto bislacco quanto malato che si sintetizza nell’espressione: “Io lo salverò!”
Ora, sappiate questo: il bello e tormentato cerca donne che vogliano salvarlo, ma non vuole essere salvato. Cerchiamo di essere logici: se smettesse di essere tormentato, il settanta percento del suo fascino se ne andrebbe bellamente a puttane (e forse in un paio di occasioni dovrebbe fare lo stesso anche lui).
Come il narcisista ha pochi argomenti diversi da sé, anche se in apparenza sembrerebbe diverso. Potrà citarvi Nietzsche, le poesie di Verlene, mostrarsi cultore di musica new wave così come di musica classica, ma in realtà il suo modo di parlarvene e più che altro un modo di parlare di come sé stesso e bravo e intelligente da conoscere tutte queste cose (che poi, a suo dire, sono tra i motivi per cui è così tormentato).
Così in manco due mesi vi ritrovate a fare da balia a un tardo adolescente così tardo ma così tardo, che non capite se si tratta di un vero e proprio handicap mentale o di un effetto collaterale delle droghe di cui fa uso (ma mai in modo così massiccio da restarci sotto una volta per tutte).
Anche in questo caso: per il vostro bene, scappate appena potete!

L’INTELLETTUALE
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Convinto che tutti i libri che ha letto gli donino un potere che lo pone su un immaginario piedistallo dal quale (con cognizione di causa) può giudicare chiunque, si aggira per biblioteche varie adocchiando i libri sugli scaffali e le pulzelle nei dintorni. A volte sovrappeso, altre invece pesa cinquanta chili con tutti i libri che sta portando con sé, il che lo mette in una difficile posizione nel momento in cui arriva un tamarro e lo provoca. A quel punto, il suo potere, così come il suo piedistallo, niente possono contro la virilità ruspante del tamarro che, malgrado sia ignaro del congiuntivo, così come della consecutio, lo intimidisce con un rutto o semplicemente levandosi gli occhiali da sole modello tronista.
Iniziare una relazione con lui equivale ad iscriversi di nuovo a scuola, con tanto di maestrino privato che vi tratta come delle povere deficienti a cui mancano le basi. (Non importa se voi non conoscete gli scavi archelogici di Paestum, oppure il Trittolemo di Sofocle o l’opera inedita appena ritrovata del Leopardi: per lui sono comunque le basi e a voi mancano!)
Certe volte lo si può trovare in facoltà come assistente del professore o dottorando. In quel caso fa un certo effetto, lo vedete circondato di ragazzi e ragazze che lo ascoltano, ridono alle sue battute e con cui magari va anche a prendere il caffé al bar in modo informale. Ma non appena volta le spalle, ecco che lo prendono per il culo manco si stessero allenando per le olimpiadi degli insulti.
Le donne sensibili alla favella possono restarne affascinate ma rendetevi conto che se vi becca in bagno a leggere Lupo Alberto è capace di cacarvi il cazzo per una giornata intera, per poi montarvi una libreria Billy in bagno (presa per l’occasione da Ikea) e riempirvela di libri da lui selezionati, di modo da evitare che cadiate di nuovo nel baratro della leggerezza e della superficialità.

IL GIOCATORE NERD

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Si può trattare di magic, di word of warcraft, di dungeons & dragons o qualsiasi altro video gioco, gioco di ruolo o di carte, l’unica cosa che potete fare è scappare. Se sentite qualcosa come l’innamoramento, se prova un po’ di attrazione fisica, se vi dite “apperò, sembra interessante”, lasciate stare.
In apparenza il giocatore nerd è il classico bravo ragazzo, simpatico e anche interessante ma non appena entra nella modalità giocatore tutto cambia voi non esistete più, ma non ce l’ha con voi, è il modo reale a sparire e lui si trasforma in un guerriero, in un elfo, in un troll ma anche in una fatina guaritrice . Non c’è modo per farlo tornare indietro, potete richiamarlo col suo cibo preferite, promettergli una provvista annuale di pompini, così come la possibilità di farlo a tre con la vostra migliore amica, ma niente, lui non si smuoverà.
E questo neppure è il peggio!
Il peggio è quando finisce di giocare e deve riprendere contatto col mondo reale. In quel momento è come se stesse in un limbo: è consapevole di essere un essere umano comune sul pianeta Terra, ma con la testa è ancora al gioco di ruolo e inizia lunghi pippotti sulla giocata appena fatta, su come avrebbe dovuto condurla meglio, come avrebbero dovuto giocarla gli altri, poi passa alla giocata futura, alle possibili strategie. Ora, se siete anche voi giocatrici nerd, tutto apposto, non c’è problema. Se non lo siete: già è un casino per le coppie quando uno è di Napoli e l’altro è di Roma, chi ve lo fa fare di mettervi con uno che addirittura vive in un altro mondo?

I 5 tipi di femmina che non ti devi mai tenere

21 Sep

LA PATANA SU FACEBOOK

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Ragazzi io lo so bene che voi vedete foto così e il poco sangue che avete dal cervello finisce alle parti basse (lasciando incancrenire ogni volta una parte diversa di quella gelatina che chiamate mente)  e iniziate a pensare: “Uà, sarebbe troppo bello tenersi ad una del genere”. Ma seguite sto consiglio, se proprio volete una patana, evitate che sia la patana su facebook. All’inizio può sembrare bello ma immaginate questa scena: una sera andate al solito bar, con l’intendo di bere così tanto da dimenticare il vostro nome e parlare una lingua nata per l’occasione, quando ecco che al bancone ci sono due tipi.
Fa uno all’altro: “Ma lo sai che quello si tiene un zoccolone assurdo?”
“Chi, quello con la faccia di sfigato?”
“Sì, proprio quello”.
“Uà no, non ci credo”.
“Mò ti faccio vedere” prende il cellulare, va su facebook e fa vedere tutte le foto di lei: da quella in costume da bagno a Mykonos a quella nuda di schiena.
In quel momento voi capite una sega ma qualcosa lo afferrate, vi avvicinate ai due e in modo gentile cercate di farli smettere: “Oh, guagliù, mò cambiate profilo che c’avit già fatt’ quatt bucchin”.
“Veramente quelli li fa mugliert” dice uno dei due.
E a quel punto lo scherzo diventa tragedia ed ecco che cominciano le mani in faccia, e finite in questura con l’accusa di aver infilato una bottiglia di birra rotta nella coscia ad uno.
E vi assicuro, non è bello passare la notte in questura. Ci sono cose di gran lunga più piacevoli.
Anche solo stare sul divano a guardare Porta a porta, tanto per fare un esempio.

LA VEGANA
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 Voi dovete capire sto fatto: la vegana sta sempre incazzata. Non importa quello che fate, non importa quello che dite, non importa se c’è sole, pioggia, nebbia in val padana… lei avrà tutte le ragioni per incazzarsi. Ed è normale: le manca la carne.
Certo voi potete compensare col vostro batacchio, potete provare a sopperire con una dieta a base ittica, ma per quanto pesce potete darle non è quello ciò di cui ha bisogno.
Tenete presente questo punto: se voi siete carnivori (come si confà ad un vero uomo) vi cacherà il cazzo un giorno sì e l’altro pure che siete dei criminali sadici. E non serve a nulla spiegare che loro sono delle criminali con la lattuga, che magari aveva dei sentimenti pure profondi verso il sedano, non serve a nulla.
Poi c’è da dire che la vegana, tra quello che mangia e il suo stare sempre incazzata, ha sempre problemi di panza. Ma, attenzione: non dite mai che sta somatizzando lo stress o che è colpa dell’alimentazione, altrimenti comincia con un pippotto da farvi rimpiangere di non aver comprato le cuffie antirumore quando le avete viste in offerta da Expert.
In più create un sacco di difficoltà ai vostri amici. Ad esempio: vi vogliono invitare ad una cena ma la padrona di casa si caca troppo il cazzo di cucinare un menù normale e un altro a parte per quella straccia coglioni della vostra ragazza, che comunque non finisce mai quello che tiene nel piatto e poi lo stesso critica gli altri perchè – che ne so – mica è così necessario mettere i pezzi di carne dentro la lasagna.
Guagliù, sinceramente: ma voi veramente volete stare con una che pensa che non siano necessari i pezzi di carne dentro la lasagna?

L’ATTIVISTA DI SINISTRA

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Maglione peruviano, pantaloni larghi rubati ad un clown, ascella pelosa, capitale di Marx sotto il braccio (non necessariamente letto e di certo non tutto), appartiene pure lei alla categoria delle femmine sempre incazzate.
Manifesta per il lavoro, contro il governo, per la Palestina, per la riforma della giustizia, della legge elettorale e, nel tempo libero, da qualche esame a giurisprudenza o a sociologia. A fine mese, invece, passa dal babbo che le deve ricaricare il bancomat sennò col cazzo che si fa la rivoluzione!
Controlla ogni cosa che fate, per capire se con le vostre azioni state contribuendo al sistema capitalistico. Ad esempio se voi provate a prendevi un’Obama Cola qualsiasi è la fine del mondo, vi frullerà i coglioni e poi vi porterà al primo negozio equosolidale a prendere una lattina di guaranito. Così vi dissetate e contribuite alla lotta contro lo sfruttamento!
Ora se siete anche voi attivisti di sinistra bene, non c’è problema. Ma se invece siete degli esseri umani normali, levatela dalla testa. Io lo so bene, questo tipo di femmina vi frega: la vedete un po’ bruttina perché pare che la mattina lascia a casa la sua femminilità sul ripiano in bagno vicino agli assorbenti, intanto pensate che sarebbe pure carina se solo… e la immaginate vestita in modo diverso. Poi, magari, un giorno davvero fa una pazzia: non indossa la divisa ufficiale da rivoluzionaria e si inizia a vestire da femmina e voi che fate? La guardate innamorati perchè sembra bellissima.
No guagliù, vi sta fregando, non è così: il giorno dopo il maglione peruviano ritornerà e, dopo un paio di serate passate al centro sociale, riacquisterà il suo odore da cane appena lavato.
A sto punto prendetevi un beagle. Oltretutto non avete idea di quanto si acchiappi con un beagle appresso!


L’ISCRITTA AL PDL

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Per carità, io lo capisco che a tutti quanti noi piacciono il tacco alto e le calze a rete con la riga nera dietro, ma questa non è una ragione sufficiente per tenersi ad una che è iscritta al Pdl. In primo luogo, guardiamo le cose pratiche: ogni giorno guarda il telegiornale e vi abboffa la palla che ci sono i comunisti, che stanno conquistando l’italia, che la magistratura è corrotta e altra roba del genere. Che se guardate il telegiornale mentre state pranzando, ve lo intossica tutto. Certo, potete anche evitare di mettere il Tg4 e guardare i Simpson ma è inutile, lei prende il telecomando, cambia canale e ricomincia il suo monologo contro lo scandalo di questo paese sottomesso dalle Giubbe rosse.
Poi, siamo realisti, mettiamo il caso che è una bella ragazza: ma secondo voi Zio Silvio non ce le da pure a lei un paio di perticate con quel pisello bionico che si ritrova?
Quindi ve la metto così: se volete diventare fratelli di buco di Berlusconi, fate pure; altrimenti evitate.

LA FOTOGRAFA

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Il fatto di avere una macchina fotografica non rende dei fotografi (così come saper fare i chionzi non rende per forza di cose ministro della pari opportunità) eppure questo tipo di ragazza è convinta dell’opposto. Fotografa sé stessa, le proprie mani, la pioggia che batte sulle finestre, i binari della stazione (ma solo in bianco e nero, che fa degrado metropolitano) e fin qui non ci sono poi grossi problemi. Il problema è che poi le foto le dovete guardare voi e, non solo, le dovete pure dire che sono belle sennò inizia a rompervi i coglioni a Mach4.
Sì, perchè la fotografa non vuole solo andare in giro a fare delle fotografie, ma si ritiene un’artista completa, parte attiva del processo culturale mondiale, esponente di una corrente rappresentativa che cambierà il modo di guardare le cose. Lei è un genio e voi siete le povere merde che non capiscono niente.
Certo, le sue foto non valgono niente e quindi fa la cameriera o la mantenuta ma questo non centra, anzi, conferma la sua convinzione che sostiene che gli incompresi sono tutti dei geni. Quindi ecco che voi dovete subirvi non solo il suo vernissage fatto nel pub di un amico mosso a pietà, ma anche quello dei suoi amici artisti; in più enormi discussioni sull’arte in generale, con l’atteggiamento superiore di chi neppure se la faceva con Henry Cartier Bresson ma era Cartier Bresson (di cui, oltre le foto più conosciute, non sa un’emerita cippa).
Ah, vi do un’altra brutta notizia: malgrado ami le fotografie non è disposta a farsi riprendere quando si fa sesso.

A ‘sto punto rischio di diventare vegano

14 Sep

Per dare una maggiore autorevolezza al post, verrà narrato in terza persona, così come si scrivevano i primi stati su facebook (che da quel tono nostalgico vintage che piace molto ai cafoni sagliuti come voi!)

I genitori del giovane Umbertoskj gli chiedono se può prestare loro la sua macchina (poiché munita di portabagagli) in cambio della loro e lui – meschino! – accetta.
Quando si fa ora, esce e si dirige verso gli amici che proprio non stanno nella pelle e desiderano passare una serata con lui (in modo rigorosamente etero e virile). Arrivato ad Ercolano (terra unanimamente riconosciuta come luogo di giubilo e Resina), la macchina va in ebollizione.

Il nostro eroe esprime il proprio disagio attraverso una serie di imprecazioni scagliate verso divinità varie ed eventuali, al solo scopo di spronarle ad impegnarsi a dare di più all’umanità o, quantomeno, alla macchina; ma le divinità in questione fanno la parte di quelli che non vedono e non sentono e non mandano a rispondere manco il domestico filippino.
Così accosta l’auto, apre il cofano e viene avvolto da uno sbuffo di fumo puzzolente che sembra dirgli una cosa ben precisa: “Guagliò e che cazz’ ta sì fatt’a fà ‘a doccia!”
A questo punto il giovane Umbertoskj chiama un buon amico autoctono, che giunge in suo soccorso con tante bottiglielle d’acqua e vedono di risolvere qualcosa.
Ovviamente la serata è bella che andata così, una volta raffreddata l’auto, ecco che il nostro eroe prende coraggio, sale a bordo e prova a tornare a casa.

Finché mantiene una velocità costante in autostrada, le cose procedono bene ma, una volta giunto al paesello, ecco che la lancetta arriva sul rosso.
Riesce ad arrivare vicino casa, proprio di fronte il macellaio o, come chiamato nel dialetto locale, il chianchiere.
Ora bisogna aggiungere una postilla, il chianchiere proprio non sopporta quando il giovane De Marco parcheggia la sua auto di fronte al suo esercizio commerciale; proprio per questo forse, nel vederla avvolta in una nuvoletta di fumo, gli brillano gli occhi manco avesse preso un ambo al lotto.

Il chianchiere in un momento di rilassamento.

Il chianchiere in un momento di rilassamento.

Gli si avvicina e, in modo molto opportuno, si assicura che non lascerà l’auto lì per la prossima settimana. Poi, consapevole di poter finalmente sfogare la sua frustrazione, comincia a dire: “Emmò cà sò almeno ottucient’eur ‘e danni”. Non pago, continua: “Chest’è a guarnizione… sicondo me hai fus’o motore”. Intanto il nostro beniamino si rintana nel giardino zen collocato tra l’emisfero destro e l’ipotalamo del suo cervello: lui e Hikimoro, il suo maestro di tiro con l’arco, restano sereni, in un profondo stato di meditazione. Malgrado ciò, il chianchiere continua ad inveire: “Sicondo me è megl’a ittà che ‘a mannà do meccanic'”. Il vento soffia tra gli alberi del giardino zen e fa cadere le foglie. “Che poi, pur’ pa ittà sò sord!” Una scossa tellurica spezza la pace d quel luogo sacro. “Che poi a te chest’ te piac’ fà: pigl’a machin, nun c’ mett l’uogl’, nun mett’ l’acqua, vai a doucient’all’ora ngop all’autostrada” (trattasi di una Matiz l’auto in questione) “e poi è nommale ca scass’ tutt’cos!”
Il maestro Hikimoro apre gli occhi di scatto: “Mò però ha cacat’o cazz!”
“Senti” dice alterato il giovaneUmbertoskj. “Ma tu non stavi chiudendo?”

Il chianchiere abbassa la saracinesca, chiude il lucchetto e continua ad osservare la scena con suprema delizia.
Intanto il maestro Hikimoro, esempio di calma, saggezza e infinita buddità inizia a intonare un mantra con circa sette santi diversi e la sacra famiglia tutta. Prende l’arco, le frecce e urla: “Vuò verè comm ce chiav ngul? Vuò verè?”
Il giovane Umbertoskj non sa più che fare, cerca di trattenere il maestro Hikimoro, prova a non mandare affanculo il chianchiere. Per fortuna il chianchierino, ovvero il nipote del chianchiere, trascina via lo zio.
Il giovane Umbertoskj prende un sospiro di sollievo.

"Immagina una mosca che ti ronza attorno quando vuoi dormire, quanto fastidio ti da. Puoi decidere di combatterla o di accettarla. Oppure puoi prendere il Raid e spruzzarglielo tutto addosso a quella zoccola.  La scelta giusta è quella del saggio" Una tipica storia del maestro Hikimoro

“Immagina una mosca che ti ronza attorno quando vuoi dormire, quanto fastidio ti da. Puoi decidere di combatterla o di accettarla. Oppure puoi prendere il Raid e spruzzarglielo tutto addosso a quella zoccola.
La scelta giusta è quella del saggio”
Una tipica storia del maestro Hikimoro

“Buddismo ‘o cazz!” urla il maestro Hikimoro. “Da domani chest’ altro che giardino zen, diventa una cellula terrorista vegana. Nome in codice: ‘o chianchier’adda murì!”
Dissolvenza.

Un post deprecabile

12 Sep

Ecco, questa poesia potrebbe essere una buona introduzione

E se ti lascio entrare cosa farai?

Cercherai in me le cure che non ti sono state date,
le parole che aspettavi da una vita, le prenderai
per indossarle come vestiti
giusti per un’occasione e pessimi per un altra;
ti prenderai le mie cose, solo quelle che
ti servono, per poi buttare
ciò che non ti occorre: il videoregistratore
e tutte le mie VHS, i trentacinque giri,
le lettere che mi spedì una mia vecchia fidanzata
che aveva quindici anni ed ora non lo so,
non mi importa, perchè almeno nella memoria,
per fortuna, non s’invecchia.
Faremo l’amore.

Faremo l’amore?
O sarà l’adempimento formale che giustifica
la tua presenza, mentre immagini
un altro un po’ più rude, strafottente
che non sei riuscita a dominare, che ti ha
ferita, delusa, umiliata, lasciata
all’angolo di una strada di sabato sera,
immobile come chi non sa rendersi conto
che è quella la realtà e sta davvero accadendo.

Se ti lascio entrare mi presenterai alle tue amiche,
le inviterai a casa e per loro cambierai
l’arredamento, la carta da parati, l’ordine dei mobili
e quello dell’alfabeto, così quando cercherò
una parola sul vocabolario non saprò come trovarla,
se cerco amore troverò pudore, se voglio complicità
incapperò in infedeltà, se non ricordo
il significato di passione leggerò quello di coglione,
che è come mi sento adesso, mentre tengo stretta
la maniglia della porta, in preda a questa ansia
che non riesco a controllare;

perchè ti temo, ho il terrore dei tuoi sorrisi,
del tuo seno, dei tuoi denti che possono strapparmi via
le dita a morsi; ho il terrore
che te lo lascerei fare e con le mani monche
il dolore sarebbe solo l’ultimo dei problemi, perchè prima
mi chiederei come farò ad abbracciarti.
E allora tengo chiusa la mia porta, mentre tu dall’altra parte
continui a bussare, lo stai facendo già da un pezzo
tanto che ormai stai sussurrando: “Forse non ci sei”.

Ovvero, potrebbe esserlo se volessi parlare di qualcosa ma niente volevo giusto postare la poesia e niente più.

Ron Jeremy disapprova questo post.

Ron Jeremy disapprova questo post.