Archive | November, 2013

Idea per una serie tv: Riapatori di caldaie

25 Nov

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Mimmo e Peppe sono due superamici del cuore che si conoscono da quando, ai tempi dell’Itis, si davano in faccia con quelli del primo anno quando non sapevano come apparare la giornata. 

Arrivati all’età di vent’anni, i genitori si cacano il cazzo di mantenerli così li obbligano a trovare un lavoro. Loro prima frequentano un corso organizzato dalla Regione Campania, di quelli che rilascia l’attestato alla seconda lezione, alla terza già abbandonano e mettono un annuncio su meetic come riparatori di caldaie.

Nel primo episodio, ricevono una chiamata da una donna sola in casa. Quando arrivano da lei, si accorgono che di faccia fa schifo ma come fisico può andare e allora fanno tutti i tipi romantici. Poi, mentre uno limona con lei sul divano, l’altro cerca del portagioie qualcosa di valore ma si accorge che c’è tutta roba di plastica.
Così Mimmo e Peppe decidono di non riparare niente (che tanto manco lo sanno fare) ma si fanno dare lo stesso duecento euro, altrimenti Peppe la sputtana con tutti in paese facendo vedere le foto che le ha scattato mentre limonava con Mimmo.

Nel secondo episodio un tipo tutto arrogante chiama perché la caldaia non funziona. Mimmo dice subito: “Mò veniamo”. Poi attacca e dice a Peppe: “Veniamo cu ‘stu cazz!” I due prima vanno al bar a comprare qualche gratta e vicini, li grattano, bestemmiano i santi e le madonna perché non hanno preso niente. Ordinano poi un caffé corretto e poi prendono un altro gratta e vinci. Con questo vincono cinque euro, così se ne escono come gran signori e si sparano pure le pose col giornalaio che dice: “Uà frati, avete arrevotato”. Ma in realtà pensa: “Ma guarda ‘a sti doje sciem!” Con la cinque euro comprano un altro gratta e vinci ma questa volta non vincono niente. Allora bestemmiano ancora di più e quando un signore tutto seccato intima loro di smetterla di nominare il nome di Dio invano, prima lo prendono a schiaffi, poi Mimmo gli da una capata in bocca, Peppe fa un video e, quando sono a casa, lo caricano su youtube. Il giorno dopo vanno a casa del tizio che li aveva chiamati e lo trovano morto assiderato con le stallatiti che gli colano dal naso.

Nel terzo episodio vengono chiamati dal corso della Regione. “Qua se non seguite, vi togliamo la licenza”.
“E licenzia stu pesc” dice Mimmo.
E Peppe continua: “A licenz’ra puttan’e mammt”
E continuano così da buoni venti minuti, mostrando che non è vero che all’Itis non si impara come gestire un rapporto professionale.
Poi visto che non hanno riparazioni da fare, si mettono fuori al bar a sfottere le femmine che passano.

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Perché la televisione mi ha cacato il cazzo

15 Nov

Sono anni che non ho la televisione.
Più o meno da quando Enrico Papi andava in onda di sera insieme ad un tizio chiamato Uomo-gatto. Quest’Uomo-gatto era uno con la faccia da morto ti figa, che se si faceva chiamare Cesareo era più onesto, anche perché in questo modo capivamo che la patana non l’aveva vista manco quando è nato.
Insomma, a quei tempi in tv c’erano ‘sti due e in più un pubblico in visibilio perché l’Uomo-gatto aveva un super potere. Direte voi: guarire gli ammalati? Trasformare l’acqua in piscio senza farla passare per la vescica? La capacità di fare condoni fiscali facendosi un pesce in mano? Manco pe gniente! Lui indovinava una canzone sentendone giusto il primo secondo.
A quel punto – e questo lo ricordo benissimo – mi dissi: “Ma chi cazz’ mo fa fà?” Presi la televisione, tolsi le varie spine e la portai ai miei genitori, perché proprio il giorno prima la loro si era rotta. “Te ne devi comprare un’altra?” chiese mio padre.
“Un’altra? Tu sei pazzo, io non la voglio proprio vedere più!”
E così è stato.

Sinceramente: il problema non era tanto l'uomo gatto, quanto 'e sciem che andavano pure a farsi fare gli autografi.

Sinceramente: il problema non era tanto l’uomo gatto, quanto ‘e sciem che andavano pure a farsi fare gli autografi.

 

La cosa assurda è che, malgrado questo, io continuo a sapere più o meno quello che succede. Tipo so che Morgan a X-factor ha meno dignità del mio gatto quando si lecca le palle, che Fabrizio Frizzi si traveste ogni settimana da rock star ma ha comunque più dignità di Morgan, e che adesso a Uomini e donne hanno messo pure i vecchi che fino a qualche giorno fa se ne stavano belli per il cazzi loro a guardare i cantieri in strada.
E voi vi chiedere: ma come fai a sapere tutte ‘ste cose? Sei maccico? Sei un fenomeno paranormale?
Guagliò, mica l’ho capito e, detto tra noi, sta cosa mi fa paura, perchè dentro il mio cervello ci sono delle sinapsi che potrei occupare ricordando – che ne so – la tavola periodica e, invece, sono buttate al cesso con queste informazioni che al massimo mi saranno utili quando cercherò di posteggiarmi una sciampista con evidenti handicap mentali.

Premesso questo, ieri sera volevo farmi la bocca dolce e così sono andato in cucina a prendere un paio di clementine. Qui c’era mio padre che guardava Santoro. Qui si parlava di nuovi poveri.
Non so voi, ma io quando sento parlare di nuovi poveri penso ai padri divorziati che tolgono il pane alla caritas ai marocchini. Invece, qui c’era gente che comunque un lavoro ce l’ha, che a fine mese ci arriva, che magari una volta le vacanze se le facevano a New York, mentre adesso si devono accontentare delle isole Eolie.
Ma la cosa ancora più assurde, che a parlare di povertà c’era gente che povera non è per niente.

Io non so cosa voi intende per poveri. Non voglio essere estremo pensando a quelli che vivono sotto i ponti, ma per me un nuovo povero è chi, per una qualsiasi ragione, deve fare una visita medica inaspettata e già la cosa lo destabilizza perché non sa più come mangiare sino a fine mese.  O almeno, nella mia innocenza, mi aspetto questo.
E invece ecco che ci troviamo l’esercito Rai che urla sputazzando contro questo scandalo. Poi in studio chi invitano? Un’operaio che si fa il culo otto ore in fabbrica? Un operatore di call center che guadagna 230 euro al mese? Macché professionisti e contro-professionisti che si lamentano che quest’estate, quando sono stati a Praia a mare, non sono andati tutte le sere a cena fuori, pseudo-imprenditori che una volta facevano l’aperitivo dal giapponese mentre adesso devono accontentarsi di un qualsiasi bar.

Allora onestamente per me sta gente deve prendere baracca e burattini e andarsene affanculo. Ma non in modo normale, deve andarsene affanculo nel proprio di culo, attraverso un movimento contorsionista che darà tanta soddisfazione sia a loro che a me che li guardo mentre assumono una forma da uomini di merda quali sono.

Visto questo, ho preso le mie clementine e me ne sono andato. Poi ho accesso il pc, mi sono sparato una grandissima puntata e How I met your mother e, rispetto allo spettatore medio di Santoro, mi sono sentito un grande intellettuale!

Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro Diprè: ermeneutica di un catafratto

11 Nov
Achille  Bonito Oliva disapprova questo post.

Achille Bonito Oliva disapprova questo post.

Tempi duri per l’arte, tempi duri per tutti gli studenti di filosofia, del Dams, dell’istituto delle belle arti, convinti che i loro diciotto stentati o le loro lauree conseguite a trent’anni li mettano nella condizione di salire su un piedistallo e giudicare (con la tipica frustrazione di chi non ha arte figuriamoci poi se ha una qualche parte) l’operato altrui.
Mi dispiace ragazzi, come diceva un saggio, era meglio se vi imparavate zappatori, era meglio se cominciavate a lavorare da Burgher King dieci anni fa, era meglio se vendevate pietre lunari porta a porta… perché non c’è posto per voi.
Oggi c’è solo Andrea Dipré.

Adrea Dipré in un momento catafratto.

Adrea Dipré in un momento catafratto.

Lontano dall’acidità tipica di chi fa critica, questo illuminato moderno ha una parola buona per tutti: ogni atto per questo Mahatma dei giorni nostri diventa un’espressione artistica. Lì dove voi vedete merda, lui è in grado di scorgervi la poesia, la capacità di incesellare un’opera in grado di catafrangere lo spettatore (ma solo quello davvero attento, che ha strappato il velo di Maya) e collocarlo all’interno di un contesto nel quale assume un senso in grado di stravolgere il normale scorrere del tempo e il normale dilatarsi dell’universo, favorendo così nuovi e particolari percorsi esistenziali che non possono lasciare indifferenti, anzi mutano profondante sin dentro l’essenza.
(Non ho la più pallida idea di ciò che ho scritto, ma sembra quasi una cosa intelligente).

Ma chi è Dipré?
Andrea Dipré nasce per gemmazione durante la sagra del muflone di Cinisello Balsamo.
L’evento fu presenziato da un gruppo di ingegneri che, osservando la scena, hanno compreso in che modo si sarebbero riprodotti anche loro.
Frequenta abili mentori che lo accompagneranno durante la pubertà instillandogli la saggezza che lo contraddistingue.

Il primo di questi è l’avvocato Salvatore Granato del foro di Nola, detto Totò ‘a trastola. Si dice che è proprio questi che indirizza l’immenso verso lo studio della legge, quale unico pilastro etico sul quale sorreggere una critica rispettosa delle convenzioni sociali e che, allo stesso tempo, offra tutte le armi a disposizione per affrontare una qualsiasi causa di tipo penale.  Celebri ormai sono le parole di Totò: “Adrè ‘sta cosa non si può fare… però vedi che mò un cavillo per metterglielo nel culo lo troviamo”. In questa espressione si può cogliere l’animo profondamente rivoluzionario e anticonformista, che ha portato l’avvocato Granato ad una serie di vicissitudini che si sono concluse con l’arresto e due anni ai domiciliari.

Altro mentore è Patrizio Squillante, conosciuto ai più come Mirella Carioca. Il suo giocare con la sessualità, alla modica cifra di ottanta euro a prestazione (tutto coperto), ha fornito al nostro Leonardo l’abilità di vedere oltre i limiti biologici umani. Si dice che ogni volta che Andrea Dipré si catafrange, spalmandosi sul divano come lo Spuntì su una fetta di pane, lo faccia in onore di Patrizio. Era proprio quella l’espressione che assumeva durante gli incontri col maestro, quando quest’ultimo, sopra di lui, gli contava ogni singolo neo sulla schiena.

Infine abbiamo Natalia Russo, apparentemente una semplice maestra di scuola elementare, ma in realtà una pioniera della pedagogia post-moderna. Sua, infatti, è l’opera saggistica intitolata Il bukkake come forma di comprensione dei propri studenti.

Un Vip che cerca di ottenere prestigio facendosi immortalare con la Luce.

Un Vip che cerca di ottenere prestigio facendosi immortalare con la Luce.

I suoi anni di formazione, proprio come quelli di Gesù, sono sconosciuti. Nulla si sa prima dei 33 anni, quando compie il primo miracolo, salvando una donna da uno stupro semplicemente trattenendosi.

A 34 anni, redime una suora, instradandola alla prostituzione.

A 35 anni, invece, salva un prete pedofilo smascherando un nano che si vestiva da bambino per abusare degli ignari prelati.

Giunge alla fama portando alla conoscenza della massa incolta opere di una bellezza disarmante. Come i dipinti Natura morta con ingoio, Mamma e papà fatti con le mazzarelle e i cerchietti, La natività non venuta proprio benissimo. Nello stesso periodo viene rapito da un alieno, che gli chiede se ha delle sottilette da prestargli. Questi svela al Dipré il segreto dell’universo e lui, beffardo, lo perde a poker in un bluff.

Attualmente molti sono i suoi detrattori, invidiosi rosiconi che lo deridono, incapaci di accettare la geniale rivoluzione che sta portando avanti.
Queste righe, da parte mia, sono un omaggio al Maestro per insegnare a voi – mie cari lettori desiderosi di conoscientia – ciò che si cela dietro questa nobile figura.
(Oltre Patrizio Squillante, ovviamente)

Le domande importanti della vita

2 Nov

Sono col maestro Hikimoro, il mio mentore di zen e tiro con l’arco.
Nel giardino in cui meditiamo c’è solo la pace, il silenzio e la voce del maestro Hikimoro che mi dice: “Concentrati sul suono di un applauso con una mano sola. E ora porta l’attenzione a tutto ciò di cui non sei consapevole. Apriti alla moltitudine. Individua quante persone in questo momento ti stanno pensando e immaginano di tirarti i cuppetielli dietro. Senti il flusso dela vita che si mischia a quello dell’inflazione. Richiama il tuo Chi così come richiami la tua ex cessa tutte le volte che resti un mese senza farti una pelle. Concentrati sulla musica dell’universo e su come somiglia a quella di Bobby Solo”.

Seguo la sua voce, i suoi consigli. Poi mi dice: “Medita sulle domande importanti della vita sino a quando non arrivi a quell’illuminazione che non abbraccia solo te ma anche chi ami”.
Resto nel profondo di me stesso sino a quando la mia mente non si schiude.

"Immagina una mosca che ti ronza attorno quando vuoi dormire, quanto fastidio ti da. Puoi decidere di combatterla o di accettarla. Oppure puoi prendere il Raid e spruzzarglielo tutto addosso a quella zoccola.  La scelta giusta è quella del saggio" Una tipica storia del maestro Hikimoro

“Immagina una mosca che ti ronza attorno quando vuoi dormire, quanto fastidio ti da. Puoi decidere di combatterla o di accettarla. Oppure puoi prendere il Raid e spruzzarglielo tutto addosso a quella zoccola.
La scelta giusta è quella del saggio”
Una tipica storia del maestro Hikimoro

Inizio ad interrogarmi:
Ha senso uno sport come il curling?
C’è vita oltre la morte?
C’è morte oltre la vita?
C’è sofferenza dentro il piacere?
C’è piacere nella sofferenza?
C’è il dado in questo brodo oppure è naturale?
C’è il collegamento ad internet veloce?
Si può superare la linea dell’orizzonte? (Sì, perchè l’hanno segnata con la matita)
Dove va a finire tutto l’olio che si frigge durante le feste dell’Unità?
Perché non hanno ancora tolto internet a Saviano?
Hanno senso tutte queste domande?
Quale domanda ha davvero senso?
Potrebbe essere quella di come rendere la mia vita e quella dei miei cari migliori?
Cosa vorrebbero conoscere tutti? (Quando finisce Beautiful)
Oppure? (Come diventare ricchi)
Come posso rendere me e i miei cari più ricchi? (Guadagnano 9 miliardi cadaparente)
Come posso arricchire ogni mio parente donando loro 9 miliardi cadaparente iva esclusa?
Una buona risposta può essere farsi sognare da ogni parente fornendo ad ognuno i numeri del lotto?

Apro gli occhi avvolto in un’aura di buddità. “Maestro, ho la risposta!” dico.
Hikimoro, però, non c’è più. Al suo posto c’è un bigliettino: “Mi sono cacato il cazzo di meditare, vado un po’ dietro la stazione a praticare il tantra. Tu, intanto, perdi un po’ di tempo con le frecce come un indiano circondato dagli sceriffi”.
Mi alzo, cerco l’arco, lo prendo e mi chiedo: “Sono io che tendo lui o lui che tende me?”
La risposta, mi arriva sotto forma di sms proprio dal maestro Hikimoro. E’ una sola parola, saggia come solo la consapevolezza può essere: “Mammt!”