Archive | December, 2013

Guida alla chiantella dell’ultimo dell’anno

29 Dec

Siamo alla fine dell’anno, è tempo di bilanci, tempo di tornare all’anno passato quando, proprio in questo periodo, elencavate i vostri buoni propositi:
Andare in palestra almeno due volte a settimana
Farsi un fine settimana a Londra
Spertosiare la segretaria dell’ufficio accanto 
Decidersi a seppellire il gatto in giardino. 
Quanti ne avete realizzati?
Se vi guardate allo specchio e siete sovrappensiero quasi vi spaventate urlando: “Marò, e che è quella massa di sebo?” Il vostro ultimo viaggio è stato a Grumo Nevano e solo perchè vi siete spersi sull’Asse Mediano. Con la segretaria ci siete usciti, siete andati a teatro, poi dal giapponese, infine in un bar, avete pagato sempre voi e alla fine lei vi ha salutato dicendo: “E’ stato bello, rifacciamolo”. E basta.
E tutto il vostro appartamento feta di micio in putrefazione, tanto che i condomini cacano il cazzo un giorno sì e l’altro pure all’amministratore per velocizzare l’ordine di sfratto.
Siamo sinceri: avete avuto un anno di merda!

Quindi qual è il modo migliore per mandarlo degnamente affanculo e dare il benvenuto al nuovo anno  inaugurandolo come si di deve?
Guardare l’intera Trilogia di Guerre Stellari?
Mannò, piccolo nerd che procreerà solo per gemmazione! Il miglior modo è farsi una bella chiantella propiziatoria.
Ma ATTENZIONE scegliere il giusto partner può essere molto pericoloso, anche perchè puntando sull’obbiettivo sbagliato si potrebbe rischiare un flop.
Per questo la UMBERTOSKJ’S IDEE MIRABOLANTI ha deciso di stilare per voi una miniguida per godere al meglio della vostra chiantella di fine anno.

 

EVITATE GLI ERRORI DA PRINCIPIANTI

Che poi sarebbero quegli errori che fanno prendere scuorno pure a Godzilla.

Che poi sarebbero quegli errori che fanno prendere scuorno pure a Godzilla.

Siamo pratici: siete ad una cena o ad un veglione e che fate? Puntate la più gnocca o il più figo del posto! Miei magnifici lettori questa è il miglior modo per non chiavare! Anche perché tanti altri stanno facendo la vostra pensata e lì in mezzo c’è di certo qualcuno che non voglio dire sia meglio di voi, ma è di gran lunga molto meglio di voi!
Quindi cosa fare? Puntare il più cesso?
Ecco il secondo errore da principiante. Dovete sapere una cosa infatti, per quanto è opinione comune che i cessi siano simpatici la cosa non è sempre vera, spesso i cessi sò pure antipatici, perchè si sentono brutti, vengono trattati come brutti e ovviamente un po’ di rosicamento di culo ce l’hanno. Così magari approcciate e quello/a vi tratta come se foste il cuore pulsante del suo grappolo di morroidi. E onestamente: voi veramente volete cominciare il nuovo anno prendendo un palo da un cesso?
Ma quindi, oh illuminante Umbertoskj, chi dobbiamo puntare?
Mie dolci menti desiderose delle endorfine dell’amore, vi rispondo subito:
– Quelli che hanno la faccia da chi pensa “Se neanche stasera trombo mi suicido col guttalax”
– I ragazzi e le ragazze bruttine che vengono scelti sempre per secondi o terzi (fateli sentire la vostra prima scelta e a mezzanotte potete anche rivolgermi un pensierino di ringraziamento)
– Gli amici con cui si è spesso scherzato con l’eventualità di farlo prima o poi… fateli bere, mettetela sullo scherzo e, in caso estremo, portate con voi una pillola di roipnol. 
– L’ex findanzato/a (possibilmente se è venuto col nuovo partner)

CONTROLLATE IL TASSO ALCOLICO
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Lo/a trovate attraente e, un po’ per culo e un po’ perchè avete evitato gli errori di sopra, siete ricambiati. Adesso dovete fare attenzione al suo tasso alcolico. Non prendere in considerazione questo particolare potrebbe rivelarsi fatale.
Se eccessivo potete finire a letto (o sul divano) con un corpo in coma irreversibile, potrebbe vomitarvi addosso, potrebbe scoppiare in lacrime e dirvi tutto ciò che non ha mai avuto il coraggio di dire al suo analista lacaniano; nel caso di una donna, se eccessivo, potrebbe collocare l’atto sulla linea maginot che separa una chiantella di capodanno da uno stupro; nel caso di un uomo, l’eccesso di alcol potrebbe influire sul processo idraulico che fa funzionare la sua erezione, rendendola praticamente nulla.
Quindi controllate quanto ha bevuto, con la scusa di preparare il cuba libre rifilategliene uno dove c’è quasi solo coca cola; state attenti a quanto mangia, deve essere abbastanza da assorbire buona parte dell’alcol ingurgitato.

FATE ATTENZIONE ALL’AMBIENTE

Non sapevo che immagine mettere, poi ho pensato alla Fenech e ho capito che poteva andare benissimo.

Non sapevo che immagine mettere, poi ho pensato alla Fenech e ho capito che poteva andare benissimo.

Non visto dicendo di avere a cuore l’ecologia, ma di controllare che ci sia fisicamente un luogo dove poter consumare la vostra triste, disperata e probabilmente insoddisfacente passione (però guagliù, avete chiavato l’ultimo dell’anno, battete cinque!)
Mi spiego meglio: non potete semplicemente spogliarvi e farlo sulla tavola davanti a tutti (a meno che questo non sia l’esplicito programma della serata) dovete trovare un luogo minimamente appartato.
L’ideale è la stanza da letto dei padroni di casa, ma se vi acchiappa il padrone di casa un poco poco secondo me si incazza. Sconsigliatissimo, invece, è il bagno: buono solo per una sveltina, ma mentre la fate – data la vostra sfiga – ci saranno almeno tre persone in fila a bussare perchè il greco di tufo si sta ripresentando sotto nuova forma.
In ogni caso, il momento migliore per dare via al momento di passione è quello in cui quasi tutti sono impegnati nel trenino e nel ballo, anche perchè in quel momento nessuno vi cercherà.

 

CONSIGLIO FINALE

Alla fine del vostro veglione, vi capiterà una cosa un po’ buffa: con discrete possibilità, la persona con cui avete pelliato vi chiederà se vi rivedrete. Mantenete la calma e rispondete: “Ma certo”. Mi raccomando, mentre lo dite siate tranquilli: tanto il numero di cellulare non gliel’avete dato, il contatto facebook neppure… mentre prova a trovarvi, secondo me, gli passa la voglia e si cerca un altro/a.

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Le 5 domande del cazzo che ti fanno se sei un ipnotista

18 Dec

Evvabbè, diciamolo pure a chi non mi conosce di persona: io sono un ipnotista. Cioè: mi occupo di una cosa strana che si chiama programmazione neuro-linguistica (ho impiegato almeno due giorni per imparare il nome) e di ipnosi e, certi sciem vanno pure a dire che in giro che sono abbastanza bravo da tenere corsi per quelli che vogliono rubarmi la fatica.
Insomma, direte voi, ma a noi che cosa ce ne fotte?

Assolutamente niente, per carità.
Solo che stavo su facebook, quando ho letto un post su le cinque risposte del cazzo quando dici di studiare psicologia. Così ho deciso di scrivere le domande del cazzo (perchè magari fossero blande affermazioni) che mi vengono poste quando ho l’insana idea di non dire che lavoro al catasto (avete mai fatto caso che nessuno chiede mai un cazzo ad uno che lavora al catasto?)

Che centra la signorina? Niente, però mi piaceva mettere un culo senza motivo.

Che centra la signorina?
Niente, però mi piaceva mettere un culo senza motivo.


MA VERAMENTE FAI? E TIPO MO’ PUOI PURE IPNOTIZZARE QUEL CANE LI’?

Ci sta sempre qualcuno che ti vuole fare ipnotizzare cani, puorci, galline, suocere e altre bestie. Ti incontrano al bar con un amico, l’amico dice che fai di lavoro e quello vuole che gli ipnotizzi un animale.
“Ià, mi fai vedere con quello zingarello?”
“Ma non è un animale”
“E aspè… allora, quel cane lì”
Hanno il volto del bambino che incontra Babbo Natale ma quasi non ci crede.
Hanno lo stesso stesso atteggiamento di san Tommaso che non crede che ha di fronte a sé davvero Gesù e gli spertosa le stigmate.
Che poi, sinceramente, oltre Giucas Casella che ipnotizza una gallina (mi riferisco al pennuto, non a Simona Ventura, non incominciamo con gli insulti gratuiti!) io a gente che ipnotizza animali non l’ho mai vista.
Solo una volta ho provato ad ipnotizzare il mio gatto ma quello dopo due seconda ha fatto la faccia di chi pensa “Oh, ma staj a problema?” e poi si è voltato con superiorità.
(In realtà ci ho provato più volte e poi ci sono riuscito… ma questo è un altro post)


E ADESSO MI STAI IPNOTIZZANDO?

Ad una domanda del genere che vuoi rispondere?
Nel caso di una donna, la cosa più educata e tra le righe può essere: “Sì, però mi sa che non sta funzionando perchè non me l’hai ancora preso in mano”.
Nel caso di un uomo: “Perchè dovrei ipnotizzare qualcuno che non mi ha ancora pagato?”
Fare leva sul soldo dissuade qualsiasi interesse.
Che poi sto fatto che la gente pensi che noi ipnotisti ce ne andiamo in giro a ipnotizzare così, a schiovere, ancora non l’ho capita. E poi che bisogno c’è? La gente è già ipnotizzata di suo, non ha bisogno di noi!
E DICI LA VERITA’, QUANTE FEMMINE HAI IPNOTIZZATO PER CHIAVARTELE?

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Mò siamo sinceri, chi male pensa male fa.
Se tu mi vieni a chiedere una cosa del genere, è perché utilizzeresti l’ipnosi giusto per pescere. E allora sei uno spuorco! Io mi sono fatto il culo per anni, ho studiato centinaia di libri, ho fatto ore e ore di pratica, per farmi arrivare ‘nu strunzill come a  te che sta più arrapato di Berlusconi ad un congresso dei ministri?
E, in ogni caso, per rispondere alla domanda: “Non parliamone, oggi qualcuno ha detto Onolulu la mia fidanzata si è risvegliata e ha, inspiegabilmente, stroncato la nostra relazione così, di punto in bianco”.


ALLORA MI SAI DIRE CHI SONO STATO NELLA MIA VITA PASSATA?

Almeno una volta al mese incontro qualcuno che mi chiede questo.
Cultore di Voyager, estimatore di Mistero, abbonato alla rivista Esoterismo e minchiate, cerca disperatamente sapere chi era nella vita passata.
La cosa strana di questi qui che credono che si possa usare l’ipnosi per queste cose è che ritengono tutti di essere stati dei padreterni. C’è ad esempio chi dice di essere stato un faraone, chi un guerriero, chi ancora un re, oppure una principessa, una dama alla corte di Francia… oh, ma uno che è stato uno spalatore di merda! Nessuno che sia stato il plebeo più mazziato del quartiere San Giovanni!
In ogni caso, quando spiego (elencando pure in modo dettagliato le ragioni) che non è attendibile l’uso dell’ipnosi per scoprire la vita passata, ecco che mi si rivolge un’espressione del tipo: “Vabbuò, come ipnotista non sei buono!”
E allora cosa devo dire?
Dico la verità, che so esattamente chi cazzo era nella vita passata. Era un povero imbecilli che ha passato tutta la sua vita a chiedersi chi sfaccimma sarebbe stato nella sua vita futura! E si diceva pure, speriamo che non sarò un coglionazzo che invece di domandarsi chi è oggi passa il tempo a chiedersi chi era quando ancora non esisteva!
(Però non sono scontroso, eh!)
HAI MAI IPNOTIZZATO UN PROFESSORE PER SUPERARE L’ESAME?

Professò, oggi vi siete svegliati bene e state a genio di mettermi un trenta a vacante!

Professò, oggi vi siete svegliati bene e state a genio di mettermi un trenta a vacante!

Sono sincero, l’ho fatto solo una volta: mi sono presentato all’esame di Sociologia  senza aver neppure comprato i libri e ho preso 24. Poi sicuramente, l’ipnosi ti aiuta a sviluppare buone dote oratorie, carisma, quindi, la cosa mi avrà anche aiutato con gli altri.
Ma la cosa davvero interessante è che dopo questa risposta, arriva l’altra domanda: “E l’hai mai usata per avere una promozione?”
E poi: “L’hai mai usata per fare a qualcuno quello che non voleva?”
E infine: “Ma perchè non la usi per fare una bella rapina?”
Anzi, fino a qualche tempo fa questa era una domanda, ora, con l’uscita del film dei maghi mariuoli, è proprio un affermazione: “Oh, rapinaci le banche”.
Da alcuni detto con un tono un po’ sarcastico, come a voler sottintendere: “Sì sì, rapina stu cazz!”

I 5 impercettibili segnali che vi fanno capire che vi vuole solo per una notte di sesso

10 Dec

Uno dei drammi maggiori della donna moderna è quello di districarsi in un mondo di uomini allupati che, pur di affondare in loro i denti (e non solo quelli), direbbe e farebbe qualsiasi cosa.
Così una ignara pulzella esce con un uomo, ignorando che egli – subdolo – gli sta offrendo il teatro, la cena e il caffè al Gambrinus non come omaggio alla sua compagnia, ma perché vuole abusarne il corpo e lo spirito (ma fondamentalmente il corpo); quale orrore! La malcapitata si ritrova sedotta e abbandonata, con accanto una metà vuota del letto, che ancora odora del dopo barba di lui e su cui è posato, tipo muta di un serpente, un parapesce.

Indi per cui, giovani donne: vengo in vostro soccorso.
Ecco a voi 5 segnali impercettibili che vi fanno capire se l’uomo con cui state uscendo pensa a voi unicamente come partner sessuale

Esempio di uomo di classe che potrebbe rivelarsi solo un gran porco.

Esempio di uomo di classe che potrebbe rivelarsi solo un gran porco.

1. Manco vi siete visti da due minuti e lui già dice: “Allò, vuò chiavà?”
In primo luogo, apprezzatene la ruspante schiettezza.
Poi fate i vostri calcoli: il maschio di fronte a voi vuole portare il bambiniello sulle giostre, voi ora potete farlo entrare a divertire (che poi magari vi divertite pure voi) oppure chiudete i cancelli.
Però, sul serio, prima di dagli del rattoso, apprezzatene la sincerità!

2. Vi dice: “Sai sono appena uscito da una storia importante”. 
Sottotesto: tengo la capa a pazziella.
Ora io lo so che ci stanno un sacco di femmine che se ne escono pensando che, malgrado questo, loro possono cambiarlo, che possono vedere in loro una seconda possibilità… ma non è così. L’unico pensiero del maschio in queste occasioni è: “Ho sparso il seme in un solo pertoso, mò ne devo ingarrare almeno altri sei o sette”.
Insomma, si vuole fare sono una chiantella. Fatevene una ragione.

3. Si lascia scappare che lui si dedica molto al lavoro e che in questo periodo è la sua priorità. 
Insomma, ve lo sta dicendo forte e chiaro, non ha tempo per voi: ha bisogno di soldi, e sapete perchè? Perchè vuole piacere alle donne come voi che cercano un cazzo di uomo in carriera… ma poi alla fine quel tipo di donne non lo vogliono perché lui pensa solo a chiavare e loro ad accasarsi.
Sta vivendo un dramma interiore.
Comprendetelo.

4. Vi dice: “Ti amo”. Al primo appuntamento. 
Diventiamo seri: ci sono femmine che poi veramente ci credono. Cioè bello e buono arriva questo qui, vi dite quattro cazzate, un paio di bacetti, magari un po’ di mano sulla zizza. Poi dice: “Ti amo”. E tu che fai? Ci credi?
Mò voglio pure capire che tieni na zizza che è potente… ma fino a questo punto?
Per farla breve: sta mentendo per portarvi al proprio talamo (o al cesso più vicino). Se così non fosse, si tratta probabilmente di uno psicopatico.
Ecco, in quel caso magari l’avete trovato il tipo che vuole una cosa seria.

5. Inizia a scapocchiarselo, dicendo: “Te piac’o siscariell?”
Mentre siete ancora al tavolino del bar e il cameriere ancora non è passato a prendere le ordinazioni.
Tendenzialmente questo comportamento evince un’assenza di volontà ad impegnarsi in una relazione stabile.
Però che ne sapete? Potreste essere l’eccezione che conferma la regola.

 

Chionz! Una favola natalizia

4 Dec

Come quest’estate, mi ho messo asscrivere una novela troppabbella, siccome che sono scrittore fernuto.
Se tutto va come spero (ovvero: non mi caco il cazzo come al solito) dovrei finirla appena prima di Natale, di modo da metterla sul blog in formato e-book come regalino per mamme, nonne e zie ninfomani.
Quindi: nessuno dica che non ho spirito natalizio!

In più, siccome che non so che cacchio mettere nel blog in questi giorni, vi posto un pezzettino di questo fantastico romanzo che farà dire a Paulo Coelho: “Ngulo al cazzo, che profondità!”

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Tutto era cominciato con quella cosa brutta di Ilaria Persico, che avrà pure avuto le zizze grosse ma oltre quelle non aveva altro. Eppure, come molte ragazze un poco cesse, aveva appresso uno stuolo di spasimanti tutti convinti che, per il solo fatto che non fosse sto granché, doveva essere facile chiavarsela. E invece no, Ilaria se la tirava pure, si atteggiava come tutte le studentesse del Dams di Roma, per quanto ogni fine settimana stava buttata a piazza Bellini, fumando sigarette scroccate, squagliando fumo scroccato e bevendo birra pure quella scroccata ad uno di quei fessi che pensava bastasse farla bere per rimediare una pelle. Ma Ilaria reggeva bene sia l’alcol che il fumo, per non parlare del fatto che, quando si spingeva oltre, l’idea di un rapporto sessuale non la sfiorava minimamente, le sue fantasie erotiche al massimo si gingillavano con l’idea di un piumone, di un pigiama di flanella, di calzini di spugna e di David Foster Wallace, un leone di peluche che le aveva regalato il fidanzato del liceo.
Filippo aveva deciso di provarci con lei perchè in quel periodo non è che avesse a disposizione molto altro, e pure perchè anche lui aveva fatto l’errore di credere che una del genere quantomeno ci deve stare per disperazione. Così, in breve, quella che doveva essere una cosa veloce per ottenere un’esperienza ludico ricreativa con quelle tette enormi (insomma, pe purtà o bambiniell ngopp’e giostr) si era trasformata in una Pearl Harbor emotiva, che aveva convinto Filippo di essere addirittura innamorato di Ilaria Persico. Se non avesse creduto questo, il suo cervello sarebbe esploso al pensiero di passare così tanto tempo appresso quel cesso senza rimediare manco un chionzo di cortesia.

Il punto di non ritorno lo aveva raggiunto quando lei, tutta languida, gli aveva chiesto: “Pippo, ma lo organizziamo un festino?”
“E dove?” aveva domandato Filippo.
Ilaria, candida come una malattia venerea, aveva risposto: “Come ma dove? A casa tua!”
C’è da dire che in quell’occasione Filippo Patriciello stava tentando di far ubriacare la ragazza, così mentre lei manteneva un buono stato di lucidità, lui era così sbronzo da doversi sedere su uno degli scalini della biblioteca di piazza Bellini, giustificando quel mancamento fingendo una sciatica che per l’età che aveva doveva essere al massimo un preoccupante segnale di senilità precoce. Fu proprio per questo che quando Ilaria parlò di festino, lui lo intese in modo letterario, ovvero piccola festa, magari tra pochi amici. “Ma sì” rispose. “Chiamo Marco il tossico, Pierino seven up, insomma i soliti… un paio di cannette, suoniamo insieme qualcosa. Una cosa tranquilla”.
“Sì sì” rispose Ilaria. “Una cosa tranquillissima”.

Sfasulati a Bellini

Sfasulati a Bellini

Nel piano di Ilaria c’era anche quello di prendere cento euro di fumo e venderlo alla festa. “Ma giusto per pagarci il disturbo” ci tenne a precisare. “Mica perchè mò ci mettiamo a fare gli spacciatori”. Così aveva mandato Filippo da un pusher, tranquillizzandolo dicendo: “Tanto quello è un amico mio. Tu digli che ti mando io, noi vendiamo tutta la roba alla festa. Poi con l’incasso ci paghiamo lui e la parte restante ce la teniamo noi”. Dove per noi intendeva il plurale maiestatis col quale si riferiva a sé stessa ogni volta che si impegnava in una qualsiasi azione imprenditoriale.

Quando Filippo si presentò dallo spacciatore con la proposta di prendere cento euro di fumo e pagarglieli due giorni dopo, il pusher quasi gli rise in faccia. Filippo era andato sino al suo appartamento a piazza Mercato, condiviso con altre quattro persone di colore, che lo guardavano malissimo e iniziarono a guardarlo ancora peggio quando lui fece la proposta.
“No belo” disse Karim. “Niente soldino, niente marochino” quasi compiacendosi di quella rima, che almeno dimostrava che stava acquisendo sempre più dimestichezza con l’italiano.
“No, dai” continuò Filippo. “Me lo devi fare questo piacere. Senti, non lo fare per me, ma… come farti capire… se mi fai sto piacere io faccio proprio una bella figura con una femmina”.
“Ah, una femina. E’ com’è, com’è questa femina?”
“La conosci pure tu, è quella che mi ha dato il tuo numero, Ilaria”.
Karim si limitò a strabuzzare gli occhi, fece un grosso sospiro, cacciò dalla tasca un pezzo di fumo e iniziò a preparare una canna: se quel ragazzo andava appresso a un cuoppo allucinante, il minimo che poteva fare in qualità di buon musulmano era farlo fumare. Lo portò nella piccola cucina dove c’era solo una pentola su un fornello spento e gli disse: “Guagliò ma tu non sei male, spiegami il perché”.

Filippo a quella domanda si illuminò, nessuno gli aveva chiesto le ragioni del suo amore, e ora che qualcuno gliele chiedeva si rese conto che non vedeva l’ora di raccontarle. Fece un grosso respiro, ma quando iniziò a parlare non riuscì a dire nulla. Si fermò per qualche secondo e, nel momento in cui tentò di nuovo di raccontare, ecco che l’aria non uscì dalla gola. Cercò persino di ordinare i pensieri ma l’unica cosa che realizzò a riguardo fu che non ne aveva nessuno. Ilaria era un paio di zizze circondato da un pessimo contorno. “Vabbè, comunque devi sapere che è una ragazza piena di personalità” rispose. “Cioè come farti capire… è una ragazza decisa, intelligente, che sa quello che vuole, mica come quelle classiche tipe superficiali. E poi è pure una ragazza seria”.
“Seria?”
“Sì seria, mica una di quelle mezze zoccole che vanno con tutti”.
Sinceramente Karim non sapeva se Ilaria Persico andasse con tutti, ma era certo che si era tenuta due dei suoi coinquilini che, il giorno dopo, suibito avevano detto che erano ubriachi e che poi nell’oscurità del locale mica si capisce bene. Il locale in questione era il Kinky, un postaccio dove si ascoltava musica raggae, frequentato per lo più da ragazzi di colore e da ragazze bianche alla ricerca di ciò per cui i neri sono famosi nel mondo (aldilà del senso del ritmo). Karim l’aveva vista più volte lì, aggirarsi col fare della preda che vuole essere cacciata, la osservava con una certa indifferenza, le vendeva tutta l’erba che voleva, tanto poi l’avrebbe offerta a dei suoi connazionali, anzi, un paio di volte aveva avuto l’impressione che ci stesse provando con lui, ma le aveva fatto capire che non era aria.

D’improvviso uno dei coinquilini chiamò Karim. Si alzò, passò la canna a Filippo dicendo di finirsela tutta. Filippo dette un primo tiro e poi un secondo, rendendosi conto che c’era uno strano odore. Annusò la brace della canna e poi il filtro ma era tutto regolare. Iniziò a posare lo sguardo da un angolo all’altro della stanza, sino a quando non si posò sul fornello e la pentola. Si alzò e andò a controllare cosa ci fosse dentro: quando sollevò il coperchio, una zaffata di merda quasi gli tolse il fiato. Per poco non vomitò. Posò immediatamente il coperchio e tornò a sedersi, col senso di colpa di chi ha appena fatto qualcosa di proibito.
Ma che fanno questi qui, si cucinano la merda? Si domandò Filippo Patriciello e per una volta tanto nella sua vita due neuroni si incontrarono quasi per sbaglio producendo una sinapsi abbastanza interessante. “Ma vuoi vedere che…” sussurrò a sé stesso senza finire la frase, si alzò dalla sedia, tornò alla pentola e sollevò di nuovo il coperchio. In mezzo a quel cumulo putrido c’erano degli ovuli che dovevano contenere fumo o cocaina, in ogni caso droga. Fece per immeggerci una mano dentro ma subito si fermò. E che sfaccimma, così faccio peggio di Trainspotting! Iniziò a cercare nei cassetti qualcosa come un cucchiaio o una forchetta, senza alcun risultato. “Vabbuò!” si disse per farsi coraggio: infilò la mano sentendo che il contenuto era ancora tiepido, notando come i peli del polso si lasciavano tirare dal peso di quella roba che si appiccicava alla sua pelle. Questa volta il conato di vomito dovette trattenerlo, prese immediatamente il primo ovulo che gli capitò sotto mano e, così come fa un bambino quando ruba, subito se lo portò in tasca. Fu un semplice riflesso condizionato, ma non appena la mano fu lì dentro, premendo sulla coscia, si rese conto di cosa aveva fatto. E anche di come la stoffa della tasca fosse così sottile da lasciar passare il parte del contenuto dell’intestino di uno sconosciuto proprio sulla sua gamba.
Di colpo si sentì avvolto dalla puzza e si domandò perché è sempre la merda degli altri a fare più schifo, mentre la propria… vabbè fa pure schifo ma non a questi livelli.
“Karim, io ora vado” disse, uscendo dalla cucina e avviandosi verso l’ingresso.
Il pusher stava parlando animatamente con i coinquilini e nemmeno si accorse di lui. Così, quando Filippo si chiuse la porta alle spalle, tirò un respiro di sollievo. Ma non ispirò solo il tipico odore di umido di un palazzo vecchio ma pure quello di merda. E si rese conto di aver chiuso la porta proprio con la mano sporca. Preso dal panico più totale provò a pulirla usando quella pulita e finendo solo per sporcarsi ancora di più. A quel punto, proprio non riuscì a trattenersi: vomitò. E si rese conto che ormai non c’era nulla più da fare, l’unica cosa intelligente che gli restava era sperare che nessuno avrebbe notato un ovulo in meno. Certo, avrebbe dovuto sperare anche che nessuno avesse notato il macello che aveva combinato fuori la porta, ma nei momenti di panico non si può badare a tutto.
Alla fine il festino era saltato, Ilaria gli aveva assicurato di vendere il fumo e poi era sparita per una settimana e, infine, lo spacciatore l’aveva beccato nel bel centro di piazza del Gesù.
Si preannunciava un Natale peggiore di quello in cui suo padre lo aveva minacciarlo di tagliargli i fondi se non avesse dato almeno tre esami l’anno.