Matrimonio: not in my name!

30 Jan

Il vero problema per la mia generazione non è tanto l’assenza di lavoro, quanto le coppie di amici che continuano a sposarsi malgrado questo. Coppie che non apparano 1200 euri di bananalandia al mese e che  decidono di sposarsi e, magari, mettere al mondo anche un piccolo stronzetto.
Per carità, non ce l’ho col futuro nascituro, ma coi genitori che si ritrova sarà già tanto se non entra a Casapound, oppure non mette on line delle foto in cui mima i chionzi.

Mariarosaria Giannetti: attuale campionessa  di mimo dei chionzi. (Somiglia a Sasha Gray ma non fateci caso)

Mariarosaria Giannetti: attuale campionessa di mimo dei chionzi. (Somiglia a Sasha Gray ma non fateci caso)

Ma il problema o, la tragedia che dir si voglia, riguarda noi poveri invitati che ci ritroviamo lo stesso in un mondo di precariato, ma pure costretti all’atroce pratica del regalo o, peggio ancora, della busta.

Ora, miei cari lettori desiderosi di conoscientia, dovete sapere che tradizione vuole che il regalo o la busta deve essere proporzionale allo sfarzo delle cerimonia. Quindi, se si organizza una cosa in comune con fetta di torta e due dico due confetti, ce la possiamo anche cavare con il cofanetto della prima stagione di Baywatch. Se, invece, prima c’è la chiesa con la sposa che arriva in un auto lussuosa, poi c’è il pranzo con dodici primi, quindici secondi e tre qualità diverse di Citrosidina, ciò che ti resta da fare è rapinare un’idraulico oppure vendere parti del corpo su e-bay. (A tal riguardo, dopo varie prove, mi sono reso conto che è c’è molta poca richiesta di peni in leasing o in comodato d’uso)

Questo è solo per mettere il problema in termini generali. Passiamo adesso ai problemi che io ho col matrimonio.

In primo luogo non credo nel matrimonio. Non solo perché sono anticlericale, ma perchè lo vedo solo come un atto legale attraverso cui due persone che si amano si parano il culo dallo Stato e da eventuali parenti stronzi nel caso in cui uno dei due decida andare al creatore prima di aver dato all’altro il codice del bancoposta.

Certo, sono uno stronzo, non sono per niente romantico e per questo finirò triste, solo e senza neppure la soddisfazione di poter scegliere delle bomboniere di merda che i miei amici saranno costretti a esporre in casa nel caso mi dovessi presentare a sorpresa! Ok, avete ragione, ma fatemi finire prima di cacarmi il cazzo…

L’amore è qualcosa di intimo per me, che non ci sembra ma sono un giovanotto timidissimo, qualcosa che non va ostentato. Certo, mi direte: ma è un giorno felice, è giusto condividere quella gioia!
A sto punto, non posso che dire: “Taci miserabile!
Vedi un po’ il padre della sposa che ha cacato tutti quei denari, guarda quei poveri invitati che sono costretti a stare seduti al tavolo con gente di cui non gliene frega un paio di balle, guarda il testimone dello sposo che si domanda se si farà di nuovo una sgroppata da dieci con la sposa… loro non sono felici, sono martiri innocenti per i quali vorrei che tu prestassi almeno un minuto di silenzio (o mimassi un chionzo in loro onore).

In secondo luogo trovo offensivo l’eccesso di invitati che ci sono in queste occasioni. Voglio capire l’amico di vecchia data che ti invita perché hai assistito alla sua storia d’amore sin dal primo momento, quando con un po’ di vergogna ti disse: “Mi sto tenendo a un cesso allucinante, però chiava bene… però non dire niente, è giusto una cosa così!” In questo caso ha senso, ci partecipo con un certo fastidio ma ci partecipo.
Ma in tutti gli altri casi: not in my name. Vi faccio il regalo, vi faccio la busta, do anche un paio di colpi alla damigella come è da tradizione, ma niente chiesa, niente comune e, sopratutto, niente pranzo!

E, invece, solo questo mese mi sono arrivati ben tre inviti, tutti declinati, ai quali ben due futuri sposi, invece di ringraziarmi per averli fatti risparmiare sul catering, mi hanno detto: “Non me l’aspettavo, mi sento offeso”.
Perchè la cosa assurda è che io devo rispettare le credenze altrui, ma gli altri non possono rispettare il mio disagio, questa specie di orticaria che mi prende manco stessi guardando un programma di Luca Sardella.

Perché poi, siamo sinceri, cosa è il matrimonio?
La tomba dell’amore dice qualcuno, l’arte di risolvere in due quei problemi che da solo non avevi dice qualcun altro… o, più semplicemente, l’inizio di una lunga e travagliata strada che porta al divorzio.
Pensateci, tutti i peggiori divorzi sono iniziati così, con un matrimonio!

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10 Responses to “Matrimonio: not in my name!”

  1. barby January 31, 2014 at 10:40 pm #

    era Oscar Wild quello che, a ragione, ha detto che sposarsi è un modo per risolvere in due, problemi che se non ti fossi sposato non avresti mai avuto…mi sa che aveva ragione, anche se qualche romanticone ancora non si rassegna

    • umbertoskj February 1, 2014 at 1:49 pm #

      Sposarsi è utile quando non sai come arrivare a fine mese e così ti dici: “Se mi sposo sai quanti regali e quanti soldi mi faccio!”

  2. Carlo February 1, 2014 at 5:55 pm #

    Penso che sei un po’ geniale.
    Anche se io mi sono sposato lo stesso. ..

  3. starelse February 2, 2014 at 2:39 pm #

    Sei riuscito a distrarmi durante la partita…!!!!! Non condivido tutto ma…..sei molto convincente !!! Not in My name!!! 😉

    • umbertoskj February 2, 2014 at 2:48 pm #

      Addirittura durante la partita… potrei annegare nell’autocompiacimento!
      😀

  4. Fujiko83 February 2, 2014 at 11:10 pm #

    Un po’ ti odio, un po’ ti amo, ma come darti torto?!

    • umbertoskj February 3, 2014 at 8:29 am #

      “Io ti amo, poi ti odio, poi ti amo, poi ti odio e poi ti apprezzo”

      • Fujiko83 February 4, 2014 at 7:22 pm #

        Mi citi Elio! Ma che sorpresa!
        Continuerò a seguirti… forse! 😀
        Cià! 😉

  5. ara2003gorn February 25, 2014 at 10:42 am #

    Reblogged this on AreaGrigiaBook and commented:
    Sottoscrivo!

  6. Bobo November 14, 2014 at 9:10 pm #

    Credo che chi combatte per avere il matrimonio egalitario non sia proprio d’accordo con questa visione parziale del concetto.

Se proprio devi, dici pure la tua!

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